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I quaderni Traduzionetradizione – diretti da Claudia Azzola – sono dedicati alla traduzione di Autori europei. Ogni testo poetico presenta una o più versioni linguistiche con testo a fronte.
I quaderni sono reperibili presso librerie,  biblioteche, istituti universitari e sono presentati a festival ed eventi letterari in Italia e in Europa.

SOMMARIO
– Claudio Zanini tradotto da Claudia Azzola
– Claudia Azzola tradotta da Adam Elgar
– Stefania Basini in italiano e inglese
– Claudia Azzola tradotta da Jean-Charles Vegliante
– David Greenslade tradotto in varie lingue
– Recensione – con versione inglese – alla ……… .. raccolta poetica Breviario delle stagioni di ….. .. Gabriella Galzio
Dylan Thomas tradotto da Carlo Gazzelli
– Vernon Watkins tradotto da Claudia Azzola
Pier Paolo Pasolini tradotto da John Goodby
– Ugo Foscolo tradotto in inglese da Adam Elgar
Mariano Bargellini tradotto da Claudia Azzola
Presentazione di Parlare a Gwinda, interventi di Giulia Contri e Tiziano Rossi


IL NUOVO NUMERO


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Autori e Traduttori di questo numero
In this issue writings, tranlations by

Silvio Raffo, poeta, narratore, traduttore

Grazia Bernasconi-Romano, insegnante e scrittrice

Gabriella Galzio, poetessa e scrittrice

Silvia Guzzi, traduttrice

John Taylor, poeta, traduttore, critico letterario

Spyridoula Varvaringou, traduttrice

Sylvie Durbec, poetessa, traduttrice, artista visiva

Mostra tutto...







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In questo numero scritti, traduzioni, interventi di
In this issue writings, translations by

Iulita Iliopoulou, poetessa greca
Chiara Catapano, poetessa, traduttrice dal neogreco
Rosalia de Castro, poetessa lirica in lingua gallego portoghese
Alfredo Panetta, poeta che si esprime in dialetto calabrese di Locri
Anne De Noailles, autrice attiva nel primo ’900
Adriana Gloria Marigo, poetessa, critica, saggista
Silvio Aman, poeta e saggista
Giancarlo Micheli, romanziere e poeta
Omaggio alla poetessa Annamaria De Pietro

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In copertina: “Coesistenza III”, 1959, bronzo lucido di Giò Pomodoro




On

On


PASSION AND SPLENDOUR

Natural order surrounds us and subsists without us.

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Firenze. Manifesto contro il piano
che snatura Boboli – Belvedere
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INTENSITÀ EMOTIVA E MAGNIFICENZA ESPRESSIVA

L’ordine naturale ci circonda e sussiste senza di noi.

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Florence. The Boboli – Belvedere
Manifesto
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Una poesia di Claudio Zanini tradotta in inglese da Claudia Azzola

Dipinti di Claudio Zanini

BIANCO

Bordi non ha, il pallore terso dell’alba,
un cristallo esangue è il sole mattutino
bianca luce d’affievolite risonanze.

Verso svaporate linee d’orizzonte
arduo è percorrere le innevate strade.
Attenti alle incrinature nel silenzio,
si seguono orme appena impresse
e quasi allo sguardo impercettibili,
passo dopo passo. Scricchiolando,
lievi alle spalle, svaniscon subitanee.

Il bianco non permette nascondigli,
minime suture d’ombra non concede
né assottigliata piega d’orizzonte,
alle esangui palpebre socchiuse,

oh, infinite son le gradazioni
dal bianco al bianco, e così ci si avventura,
senza lasciar tracce, senza ricordare
l’ansia indicibile nell’attraversamento.

Il segreto del bianco. Il bianco suggerisce ciò che è taciuto; il segreto più profondo è contenuto nelle vocali e nelle lettere sulla pagina. Ma il segreto più eccelso è sommerso nel mare bianco che circonda le lettere. Il segreto del bianco della pergamena è così immenso che tutto questo mondo non è capace di contenerlo. Ecco di cosa parlavano, Jiří Langer e Franz Kafka, citando la Torah, nella notte fantastica, a Praga. (n.d.r.)

Claudio Zanini è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera e laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano; partecipa a mostre di pittura personali e collettive, con il gruppo “Atélier”. Come scrittore ha pubblicato i romanzi Il polittico della città di T., Nuova Magenta Editrice, 2012, vincitore del Premio Guido Morselli; ha pubblicato con Bietti, Milano, Il posto cieco, 2009, Nero di seppia, 2010; La scimmia matematica, 2013. Da una sua raccolta poetica, Ansiose geometrie, è stata pubblicata una sequenza in Traduzionetradizione con versione inglese. Per la copertina del numero 13, del 2017, degli stessi quaderni di versione linguistica, ha realizzato la pittura “Scene di caccia”.

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WHITE

Boundless is the clear pale dawn,
inanimate crystal of the morning sun
white is the light of feeble echoes.

’Tis hard walking on snowy roads
towards evaporated lines of the horizon,
following step after step just
perceptible freshly creaking tracks,
watchful of the sound of cracks
behind, soon vanishing.

Whiteness does not concede hiding,
nor the least sutures of the shade,
the growing thinner horizon
to the waxen half-closed eyelids,

o, countless shades from white to white,
we cannot but venture and not leave behind
any footprints or memory of
the unspeakable anxiety of crossing over. ………………………………………………………………………………………………………….

The secret of the white. The white suggests the untold; the deepest secret is hidden in the vowels and in the letters on the page. The most sublime secret is submerged in the white sea all around the letters. The secret of the white of the parchment is so immense that the whole of the world cannot hold it. That is what Jiří Langer and Franz Kafka talked about, quoting the Torah, in a fanciful night, in Prague.


Una poesia di Claudia Azzola tradotta da Adam Elgar

LIBRO MINIATO

Ho contratto un tono emotivo
in anni d’apprendistato ho filtrato
in nomadi notti non di solo sogno.
Libro d’ore* alluminato celesti
della distanza, in filigrana, azzurri.
Inverno d’Orione gelato,
itineraria picta, allumanata
da artisti in metrica e semantica.
Parole della semina, del cantare
naturale, alzando la coppa nomade

voce che splende nella bocca.

………….

………………

*il medievale libro d’ore del Duc de Berry, opera di civilizzazione del mondo cortese.
Poesia tratta dalla raccolta “Tutte le forme di vita”,  Claudia Azzola, ed. La Vita Felice, 2020.

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PAINTED ITINERARIES

I contracted an emotional tone
I pondered and listened
through years of apprenticeship, even
at night, nomadic and not only dreaming.
Heavenly syntax and geographies
of the illuminated Book of Hours,
painted itineraries by the Limbourg brothers
engravers
winter
of frozen Orion,
the peasant sowing seed,
the whole court going down into the field.
There are metrics and semantics
along with the illuminated Zodiac.
Sowing of my singing, vessel
of the day’s end
and star that shines in the mouth.

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Una poesia di Stefania Basini creata in due lingue

MY ORIGIN

My ancient next of kin, my origin,
dream, hope scorn us,
the blossom remains sealed
in the bosom, a votive offering,
the vows, the saints, amulets,
may be, and pray
the case may not be, in life.
For we have to suffer, still,
and ever, as a praxis,
being females,
also beneath the sacred habit,
violated in our deepest secret,
in the act of existing,
in the polyhedral thought,
in the talent we possess of the “here, now,
in all places”, the invention of self,
and proceed. Let there not be
continuity in the massacre of woman,
from man to man.

Your errors do not fall,
the satiated lions do not lie,
your hands catch books,
and voices, words, idioms,
curses, as fly-wheels hurled
in the immobile, still time..

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Stefania Basini, di padre gallese e madre italiana, vive in Liguria. Bilingue, ha fondato e dirige una scuola d’inglese, lingua che insegna con passione, e in cui viene sovente richiesta di tenere conferenze; ha pubblicato poesie in riviste, la raccolta Fai fuoco dove passi, Edizioni Joker, 2009, la raccolta Sussurrato e gridando, Piccola Biblioteca della rivista “Odissea”, 2009, il carnet poetico Sette infiniti messaggi, Signum Edizioni d’Arte, 2009; sue poesie sono apparse nella rivista “La clessidra”, semestrale delle Edizioni Joker, dirette da Sandro Montalto.

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Una poesia di Claudia Azzola tradotta in francese ……………………………….. da Jean-Charles Vegliante

TUTTO DIVENTA COSI PRESTO ANTICO

Qui viveva un amico, lo si aspetta
nel lontano nerume dei numi;
stretto d’anemia nel colmo del sonno
in una strofa è racchiuso il destino;
in una lettera, in un carteggio
tutto diventa così presto antico
e buca le stanze dove c’è catrame
e ancora non so di che stirpe sono.

Dalla raccolta Il mondo vivibile, edizioni La Vita Felice, Milano

Claudia Azzola ha all’attivo raccolte poetiche e presenza in antologie letterarie dagli anni ’ottanta del secolo scorso, ed ha notorietà in ambienti francesi e britannici. È scrittrice. Con La Vita Felice di Milano ha pubblicato Parlare a Gwinda, romanzo a struttura novellistica che trascende i tempi del vissuto odierno entrando in altre epoche storiche. Scene estratte hanno avuto letture sceniche a Milano, Trieste, Venezia. Una seconda raccolta, con racconti ad anelli, è programmata in uscita quest’anno. È direttrice ed editor dei Quaderni plurilingue Traduzionetradizione.

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Antica parente, mia genìa,
irride il sogno, la speranza,
il germoglio, resta attaccato
al petto, quel voto, e i fioretti,
e i santi tutti,
sono amuleti, ché nella vita
non si sa, e mai non sia!
Ché dobbiamo patire, ancora,
e sempre, come prassi, persino,
l’essere femmine,
pur sotto l’abito sacro,
violate nei segreti,
nell’atto stesso dell’esistere,
nel pensiero poliedrico,
nel talento del “qui, ora,
in tutti i luoghi”, sapersi inventare
e incedere. Non sia mai
che séguiti il massacro di donna,
di uomo in uomo.

Non cadono i tuoi errori,
non giacciono i leoni sazi,
e le tue mani afferrano
libri, e voci, e parole
e idiomi e anatemi
come volani scagliati
nel tempo immobile.

Dicembre 2012

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TOUT DEVIENT VIEUX SI VITE

Ici vivait un ami, on l’attend toujours
dans la lointaine noirceur des divinités;
étranglé d’anémie au fin fond du sommeil
une strophe renferme le destin;
dans une lettre, dans une correspondance
tout devient vieux si vite
et fore les chambres de bitume,
et je ne sais pas encore mon origine.

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Jean-Charles Vegliante est ancien élève de l’École normale supérieure, agrégé et docteur d’État ès études italiennes. Personnage central de la culture française et européenne, professeur à l’Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3, où il a fondé le Centre interdisciplinaire de recherches sur la culture des échanges (CIRCE), il est émérite depuis 2015. Poète et traducteur de Dante, Leopardi, Pascoli, Giorgio de Chirico, Giuseppe Ungaretti, Amelia Rosselli, et autres. Il est le traducteur de notre âge de la Comédie de Dante. Parmi ses essais: D’écrire la traduction, Paris, PSN, 1991.




On

On



Una poesia di David Greenslade tradotta in varie lingue

RAILWAY

What a difficult railway track you are,
no rails! How easily you kill,
what a fool if I chose
to die for you – beckoning
your kiss across a battlefield.
No engineer could deliver you,

heaped with unwrapped things.
Have I the courage to imagine
And deny you? Constantly –
until I can’t help myself
Pulling off your wedding ring,
your skin at its white hinge.

I want a pillow where your belly
sets a beacon on the map, a taste
where trouble breaks its wings.
I want a night on your lace,
on your margin. I want to greet
each broken object when it sings..

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David Greenslade was born in Wales in 1952. He completed his education with a PhD from Cardiff University.  His first book, Welsh Fever – a study of the Welsh in North America, was published in 1986.  This was followed by Burning Down the Dosbarth (1992) addressing the status of Welsh as a minority language under threat.  Since then he has published over twenty book of poetry, essays, one novel and many articles.  He has travelled widely,  in Japan, six years in the USA, in the Middle East etc. Currently he shares his time between Wales and Romania.   Each of his books is known for its radical departure from earlier work.  He writes in Welsh and in English and his latest title is Full Pareidolia (2022) from CONTRABAND Books.  With the publication of Y Ferch Ddarogan (Welsh, trans. The Divined Woman) made with Prague photographer Dagmar Stepankova he became closely involved with Czech and Welsh surrealism.  With Stepankova he co-translated the writing of noted Czech poet Josef Janda – published by Dark Windows Press.  He wrote a study of Wales in Surrealism for the International Society for the Study of Surrealism, Exeter 2019 with follow up exhibitions in Wales and in Romania. In March/April 2022 Volcano Gallery, Swansea, held a three-week retrospective of his books and collaborations.


l
STRADA FERRATA

Che strada ferrata ardua sei tu,
senza rotaie! Con che facilità uccidi,
che pazzo sarei se pensassi
di morire per te –sollecitando
il tuo bacio attraverso un campo di battaglia.
Nessun esperto saprebbe liberarti

dal mucchio di cose alla rinfusa.
Ho il coraggio di immaginarti
e pure di negarti? Costantemente –
fino a che non potrò non sfilarmi
l’anello delle nostre nozze
e la tua pelle dal suo cardine bianco.

Voglio un cuscino dove il tuo ventre
lasci un segno sulla mappa, un gusto
per il disordine che spezzi le sue ali.
Voglio una notte alla tua trina,
nel tuo margine. Voglio salutare
ogni oggetto spezzato nel cantare.

Italian version: Claudia Azzola

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CALE FERATĂ

Ce cale dificila ești și tu,
Şi fără șine! Ce ușor ucizi,
și ce nebun aș fi s-aleg
să mor pentru tine – să flutur
al tău sărut pe-un câmp de luptă.
Nu-i inginer să te creeze,

în grămezi de-ascuns.
Am eu curaj să te imaginez
și să te neg? Fără-ncetare-
până ce nu pot decât
să-ţi smulg inelul de pe deget,
pielea-ţi când se-articulează alb.

Vreau o pernă unde pântecele tău
așeaz-un semn pe hartă, un gust
unde tremurul își frânge aripile.
Vreau o noapte pe dantela ta,
pe marginea ta. Vreau să salut
orice lucru spart când începe a cânta.

Romanian translation: Cristina Sturzu (Suceava)

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VOIE FERRÉE

Quelle voie ferrée difficile tu fais,
pas de rails ! Avec quelle aisance tu tues,
quel idiot suis-je de choisir
de mourir pour toi – quémandant
ton baiser à travers un champ de bataille.
Aucun ingénieur ne pourrait te délivrer,

empilée parmi des choses déballées.
Ai-je le courage de t’imaginer
et de te nier ? Avec constance –
jusqu’à ce que je ne puisse m’empêcher
de retirer ton alliance,
ta peau à sa charnière blanche.

Je veux un oreiller là où ton ventre
place un repère sur la carte, un goût
là où le trouble se brise les ailes.
Je veux une nuit sur ta dentelle,
sur ta margelle. Je veux saluer
chaque objet brisé quand il chante.

French version: Patrick Lepetit

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CAMINO-DE FERRO

Que caminho-de-ferro difícil és tu,
sem os ferros! Com que facilidade matas,
tonto seria eu se escolhesse
morrer por ti – acenando
por um beijo no meio de um campo de batalha.
Nenhum perito saberia trazer-te,

misturada num monte de coisas destapadas.
Terei eu a coragem de imaginar
e de negar-te? Constantemente –
até não poder mais
não retirar o teu anel de casada,
a tua pele branca na falange.

Quero uma almofada onde o teu ventre
seja um farol sobre o mapa, um gosto
onde a desordem quebre as suas asas.
Quero uma noite nas tuas rendas
nas tuas franjas. Quero saudar
cada objecto quebrado quando canta.

Portugese: Miguel Manso


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Gabriella Galzio, Breviario delle stagioni, collana Lo specchio di Dioniso, diretta da Angelo Tonelli, Agorà & Co., marzo 2018.

Il termine breviario annuncia e predispone alla “quieta preghiera” di un verso contenuto nella raccolta di Gabriella Galzio, anche se il termine ‘raccolta’ non è perfettamente congruo a un libro fluente, non interrotto da note alte, sobbalzi di stati d’animo – lo stato d’animo non appartiene alla cultura dell’ “atto contemplante”, del “cuore nel profondo delle foglie”, quando la voce si tiene pacata, sottaciuta – che non significa acquiescente –; vi si respira desiderio intenso di limpidezza, vi prevale la riflessione di chi sta nella realtà trascendendola e cogliendone la natura. Natura ancestrale e anche spinoziana, dell’ ‘intelletto infinito’, e di noi nel tempo ciclico, nell’operare in “quell’ora incerta”, trovandovi pacificazione, quando è lecito “dimorare nella pelle ambrata”, quando è “indisturbata Afrodite dei giardini”. Si veda tutta la sezione “Afrodite dei giardini”, in cui si svolgono riti segreti, inesprimibili, e fiotta come lava la vita immaginale.
La donna ha la mano della cura, se ha pienezza di sé. Cura dell’altro è nella biografia di Gabriella, che si è ritirata per un tempo lungo dal tumulto ordinario, in dedicazione alla cara persona che nella malattia tacitamente la richiedeva. Si schiudono versi dome questi: “non ho tradito la tua mano e mia / quell’ora che ho vegliato la tua veglia”. Ma lucido, desto era “vivo ed altissimo / spirito libero”. Ritiro che corrispondeva all’allontanamento, soprattutto psicologico, dalla città, che non la conquista più, per sua dichiarazione, con i rumori e i ‘rumours’, nella maliziosa accezione sassone; giardino, paradiso, hortus antico, nell’immaginario dell’autrice, incompiuto come la poesia, offre frescura contro aridità, metamorfosi contro il piatto oblio culturale, spregio della tradizione, estraniarsi dalla “casa” (“la casa è una poetica”), forse la “casa del glicine”. Avrebbero detto, di tale atteggiamento filosofico, i neoplatonici fiorentini, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, “maritare il mondo”. E proprio il mondo poetico di Gabriella, il calarsi nella poesia, ‘capire’ le parole perché raramente, come in questo caso, le parole sono quelle più vicine all’essere.
Mi lascio affascinare dai participî presenti che accendono il testo… nascente, suadente, ardente, fiammante, incandescente, scattante, vibrante…fiammate di colore e ardore, e anche dall’insinuarsi dello spagnolo dalle ‘esse’ forti, come in “rapinosa”, e incantevole il verbo “innamora” usato in senso transitivo. Il libro poetico Breviario delle stagioni”, come in Esiodo delle cinque età del mondo, è tutto nell’autenticità antica del nostro agire e riflettere; nel pensiero buono e nel lavoro buono è catartico.

Claudia Azzola

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Gabriella Galzio ha pubblicato Fondali (1993), La buia preghiera, 1996; Sofia che genera il mondo, 2000, Apocalissi fredda, Agorà, 2001, Ishtar dagli occhi colmi, Moretti & Vitali, 2002, La discesa alle Madri, Arcipelago, 2011. Ha fondato e diretto “Fare anima”, Semestrale di poesia, poetica e cultura”, Ediz. Studio d’Autore. Per la poesia contemporanea ha curato l’antologia “Gli Argonauti. Eretici della poesia per il XXI secolo”, Archivi del ‘900. Ha pubblicato negli Stati Uniti e in Germania. Per l’Enciclopedia tematica aperta, vol. Il Comico, a cura di Carlo Sini, ha curato “Il comico nella letteratura tedesca”, Jaca Book.


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BREVIARY OF THE SEASONS /Traduzione di Brenda Porster

The word breviary announces and prepares us for the “serene prayer” of a verse found in Gabriella Galzio’s poetry collection, though the word ‘collection’ is not wholly fitting for a book so fluent and uninterrupted by high notes or mood swings. Indeed, mood does not belong to the culture of the “contemplating act”, of the “heart in the depths of leaves”, where the voice creates a calm undercurrent (but one that is not at all acquiescent). Here we sense an intense desire for clarity, the suspended waiting of a subject who resides in essence and existence, transcending into cyclic time, into the ancestral image. And in this watchful suspension lies pacification; “in that uncertain hour”, “dwelling in amber skin” it is possible for the poet to meet the “untroubled Aphrodite of gardens”. See here the complete section “Aphrodite of gardens”, of secret rites, rites of the fullness of the feminine.
Woman possesses the caring hand if she has fullness of self. Caring for another is in the biography of Gabriella, who for a long time withdrew from the traffic of the quotidian to dedicate herself to the dear one whose illness tacitly requested it. And so verses like the following appear, “I did not betray your hand and mine / that hour when I watched over your wakefulness”. On the contrary, awake and undisturbed was the “living and most high / free spirit”. This distancing was very internal: the city no longer fascinates her, she confesses, with its noises and its ‘rumours’, in the cunning English sense of the word. Thus we find here the garden, paradise, the ancient hortus, incomplete, in the author’s psyche, along with poetry itself. Hers is a cool breath against aridity, the nutrition of poetry against insipid cultural oblivion and contempt for tradition, against being a stranger to ‘home’, where “home is poetry”, maybe the home “of the wisteria”, a memory imprinted in the personal psychic ‘tradition’ of the poet. The Florentine Neoplatonists, Ficino and Pico della Mirandola, might have described this philosophical naturalism as “wedding the world”. Entering the poetic world of Galzio means ‘understanding’ that here words are very close to being.
I am entranced by the present participles that illuminate the text… being born, persuading, burning, enflaming, thrilling, springing, vibrating… flames of colour and passion. It is fascinating to follow the evocations of Spanish in the voiced ‘s’, as in “rapinosa”, and the delightful use of the verb “innamora” in a transitive sense. The book of poetry Breviary of the Seasons has a Hesiodic authenticity, like the five ages of the world, the ancient authenticity of residing in thought; in good thought and good work, it is cathartic.

Traduzione di Brenda Porster …………………………………………………………………………………

Brenda Porster, poeta e traduttrice, nata negli Stati Uniti, dove ha studiato storia moderna e letterature comparate. Vive a Firenze. Dall’italiano all’inglese ha tradotto Mario Luzi, Toscana Mater, Interlinea, 2004, e altri poeti contemporanei. Con Johanna Bishop ha tradotto l’antologia della poeta franco-italiana Mia Lecomte, For the Maintenance of Landscape, Toronto, 2012. Ha curato, con L. Magazzeni, F. Mormile a A. Robustelli, l’antologia poetica Corporea: la poesia femminile contemporanea di lingua inglese, Le voci della luna, 2009. È membro della “Compagnia delle poete”, con cui prende parte a performances in varie città. La lunga poesia “Una lettera” ha vinto il premio “Il paese delle donne”.



Image ANTEPRIMA


Il trionfo degl’insetti

L’estratto di Giocare a mangiarsi di Mariano Bargellini, con relativa parziale traduzione in inglese di Claudia Azzola, pubblicato sul numero 9 di Traduzionetradizione.



Una poesia di Vernon Watkins tradotta da Claudia Azzola

OPHELIA

Stunned in the stone light, laid among the lilies
Still in the green wave, graven in the reed-bed,
Lip-read by clouds in the language of the shallows,
Lie there, reflected.

Soft come the eddies, cold between your fingers,
Rippling through cresses, willow-trunk and reed-root,
Gropes the grey water ; there the resting mayfly
Burns like an emerald.

Haunting the path, Laertes falls to Hamlet,
He, the young Dane, the mover of your mountains,
Sees the locked lids, your nunnery of sorrows,
Drowned in oblivion.

Silvered with dawn, the pattern of the bridge vault
Dancing, a light-skein woven by the stream there,
Travels through shade the story of your dying,
Sweet-named Ophelia.

Dense was your last night, thick with stars unnumbered,
Bruised, the reeds parted. Under them the mud slipped,
Yelding. Scudding and terrified, the moorhen
Left you to sink there.

Few, faint the petals carried on the surface,
Watched by those bright eyes ambushed under shadow,
Mouse, bird and insect, bore you witness, keeping
Pace ever silent.

Here, then, you lingered, late upon the world’s rim,
Marched here the princelike, stopped, and were confounded,
Finding that image altered in the water’s
Bitter remembrance.

Passion recalls the tumult of your story,
Midnight revives it, where your name is printed;
Yet from the water, intimate, there echoes:
“Tell this to no man.”

Bride-veils of mist fall, brilliant are the sunbeams,
Open the great leaves, all the birds are singing.
Still unawake in purity of darkness
Whither than daylight.

Dream the soft lids, the white, the deathly sleeping;
Closed are the lashes: day is there a legend.
Rise from the fair flesh, from the midnight water,
Child too soon buried.

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Vernon Watkins. – Poeta di Swansea, gallese come Dylan Thomas, e di Dylan amico. Tra le sue raccolte, ricordiamo Affinities, del 1962, Ballad of Mari Lwyd, The Lady with the Unicorn, The Death Bell, Cypress and Acacia. Il testo “Ophelia” è tratto da Selected Poems 1930-1960, Londra, 1967. È uscito per la prima volta in traduzione italiana in Traduzionetradizione 2, 2006.


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OFELIA

Con stupore, nella luce petrosa, tra le ninfee distesa,
Immobile nelle verdi acque mosse, dove il canneto
Ti è letto e tomba, le labbra decifrate dalle nuvole
Nell’ormai acquatico linguaggio,
Riflessa laggiù giaci.

Lieve sciacquio d’onde, fredde tra le tue dita,
Increspate nei nasturzi, nel tronco del salice
E in radice del canneto opaca acqua filtra;
Sospesa là s’acqueta la libellula,
E avvampa di smeraldo.

Inquieto battendo il sentiero, Laerte su Amleto
S’abbatte; il Danese giovane uomo che ti ha smosso
Montagne, ora vede le palpebre serrate, vede
Quale fu la litania dei tuoi dolori
Con te annegati nell’oblio.

Argentata d’aurora, l’arcata del ponte, forma
Ondeggiante, sagoma di luce intessuta
Dall’onda, con le ombre trasmette
La narrazione del tuo morire,
Ofelia, dolcezza di nome.

Intensa la tua ultima notte, densa di stelle infinite.
Al tonfo, si spaccarono i canneti. Di sotto, smottava
Fango, cedeva; e impaurito volava via
L’uccello di brughiera, laggiù
Intanto che affondavi.

Petali sparsi debolmente si lasciavano trasportare
A pelo d’acqua, mentre osservavano lucidi occhi
Del topo, d’uccello, d’insetto, i testimoni,
Acquattati nell’ombra, di una prova
Passata nel silenzio.

Ed esitasti, là indugiando sul margine del mondo,
A nozze regali apprestata, e t’arrestavi, all’istante
Confusa, incontrando la tua propria immagine
Alterata in acquatico
Amaro rimando.

Passione sola può evocare del tuo vivere il tumulto,
Lo ricrea notte fonda recante il segno
Del tuo nome; nel sommesso echeggiare, dalle acque,
Il richiamo : “Non sappia uomo in terra”.

Cadono come nebulose veli di sposa, luminosi
Sono i raggi del sole, spalancano le foglie,
Dispiegano il canto gli uccelli. Non mai risvegliata,
Nella purezza dell’oscurità,
Più bianca del giorno.

Sognano le dolci palpebre, il sonno bianco di morte;
Abbassate le ciglia: il tempo laggiù non è che fola.
Sorgi dalla tenera carne, dall’acqua di fonda notte,
Fanciulla troppo presto sepolta.




Sonetto di Ugo Foscolo tradotto in inglese da Adam Elgar*

A ZACINTO

Né più mai toccherò le sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
Del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
Col suo primo sorriso, onde non tacque
Le tue limpide nubi e le tue fronde
L’inclito verso di colui che l’acque

Cantò fatali, ed il diverso esiglio
Per cui bello di fama e di sventura
Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
O materna mia terra; a noi prescrisse
Il fato illacrimata sepoltura.

*da: Traduzionetradizione 16, 2019. Pubblicato in “Keats-Shelley Journal”. 2007

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VERDE

Verde in piano farsi montuosa collina prato coprente rocce e contornante radici denso verde muschio molle per acqua percolante scuro umido base a muri in pietra segnati a vento verde grasso biancastro accosto sentieri sassosi a fiume canneto granulare filiforme argenteo e salvia roseto pallido foglie a punta gambi spine e bacche macchie verdazzurro di pioggia erbaccia sbucante e tenero verde e corteccia e spesse foglia salvia in terra in vaso e radici diramanti a linfa ad ombre distese su campi e fogliame respirante d’aria d’ombra al passo di notte

Testo e traduzione C. A., Traduzionetradizione – 6 –gennaio 2011


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TO ZANTË (TO ZAKYNTHOS)

Your shores in childhood were a bed for me,
but I shall never touch those sacred sands,
my Zantë, mirrored in the Grecian sea
which bore the queen of love who gave these lands

their fruitfulness with her first virgin smile
so that your leaves and limpid clouds still sing
in Homer’s noble verses of exile
and fatal waters, that through suffering

of every kind, and fame, lend Ulysses
his beauty. Journeys over, he could kiss
his stony Ithaca at last. Your son

gives you his song: you shall have none of this,
my motherland; for our death, fate decrees
interment with no mourner’s tears, not one.

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GREEN

Green on flat ground hillock hill lea covering rocks and encircling roots thick green moss moist through water dripping dim damp green a plinth for stone walls wind-stamped rich whitish green tight to pebbly tracks at river reeds grove grain thread-like silvery stream bed and garden sage pale rose-garden sharp pointed leaves stem thorns and berries green-azure thickets and weeds melted in rain piercing mellow green and bark and dense leaves sage in earth in vase and roots flourishing with sap and shadows spread on fields and foliage breathing lightly with air with shade at stepping of night.