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I quaderni Traduzionetradizione – diretti da Claudia Azzola – sono dedicati alla traduzione di Autori europei. Ogni testo poetico presenta una o più versioni linguistiche con testo a fronte.
I quaderni sono reperibili presso librerie,  biblioteche, istituti universitari e sono presentati a festival ed eventi letterari in Italia e in Europa.

SOMMARIO
– Evelina Schatz tradotta in russo
– Luigi Cannillo tradotto in tedesco e sloveno
– Gabriella Valera Gruber tradotta in francese e spagnolo
– Laura Cantelmo tradotta in inglese
– Adam Vaccaro tradotto da Brenda Porster
– Lyndon Davies tradotto da Claudia Azzola
Pier Paolo Pasolini tradotto da John Goodby
– Filippo Ravizza tradotto da Sylvie Durbec
– Claudia Azzola tradotta da Lyndon Davies
Mariano Bargellini tradotto da Sylvie Durbec
Presentazione di Parlare a Gwinda, interventi di Giulia Contri e Tiziano Rossi


IL NUOVO NUMERO


In questo numero scritti, traduzioni, interventi di
In this issue writings, tranlations by
Boris Pasternak
Carlo Testa
Alessandro Carrera
Ron D.K. Banerjee
Evelina Schatz
Enrico Matteo Achronidis
Nelly Capra
Luigi Cannillo
Jolka Milič
Patrick Williamson
Guido Cupani
W.H. Auden
Claudia Azzola
Poeti greci dall’Antologia Palatina
Vincenzo Guarracino

Mostra tutto...




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In questo numero scritti, traduzioni, interventi di
In this issue writings, translations by

Sandro Boccardi
Massimo Lonardi
Leonardo da Vinci
Al Rempel
Sandro Pecchiari
Mariano Bargellini
Sylvie Durbec
Claudia Azzola
Vincenzo Pardini
Giuliana Petrucci
Branwell Brontë
Silvio Raffo
Sabine Huynh
Carlo Gazzelli
Cristina Sturzu
Silvia Pio
Lija Hirsch
Theodoor Heugen
·    Poeti esperantisti:
Kálinán Kalocsay, Ungheria
Nikolajs Kurzens, Lettonia
Ludmilla Jevsejeva, Lettonia
William Auld, Scozia

In copertina: “Vaso giallo”, 2013, smalti idrosintetici su tela, opera di Ercole Pignatelli




On

On



EDITORIALE

Le pagine di “Traduzionetradizione” si articolano su due versanti: poesia e prosa, o narrativa, con presenza di due estratti da romanzi nella ricerca novecentesca del superamento del plot e del realismo, dove ricche sono la sintassi e la lingua al suo potenziale più alto, categorie del“neobarocco” teorizzato da Omar Calabrese. Gli autori che operano nella visione letteraria dell’objet d’art sia poetico che narrativo sostanziano il contributo dell’annuario allo scambio culturale europeo. Un rebus leonardesco proposto dal M° Massimo Lonardi diventa materia di un gioco del musicologo e poeta Sandro Boccardi, cui si accompagna una sua propria poesia, anche resa in inglese, intrisa della beatitudine di individui che trascendendo l’umano si mettono in simbiosi con la rappresentazione del molteplice.
Per la prima volta leggibile in Italia, la poesia di Al Rempel o del teatro naturale del Canada, nella versione italiana e curatela di Sandro Pecchiari, che padroneggia la materia così da rendere in toto l’atmosfera, la sensazione del suolo, delle rocce, del gelo e della solitudine del paesaggio e degli individui tra caotica vita moderna e il richiamo del mondo selvatico. Una nota del traduttore dà conto della lingua poetica di Rempel, comprensiva anche del gergo dei tagliaboschi.
Il romanzo Dell’arte auspicale oggi di Mariano Bargellini, di cui si legge un estratto, tradotto in francese dalla poetessa Sylvie Durbec, entra nella ricerca innovativa sulla lingua, e lo si può far rientrare nella archeologia immaginaria: reminiscenze sussultorie del mondo magico e psichico tenacemente esplorato dai due filosofi rinascimentali Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, figure-simbolo all’interno di uno scenario che si sostanzia come fabula fracta.
La poesia “Gli alberi”, versione italiana e inglese di Claudia Azzola, interroga l’affinità elettiva, per così dire, tra il viaggiatore e la vasta foresta di pini tra l’Italia e la Francia che lo sorprende nell’attraversamento in treno. La natura si impone, aspra, inclemente verso gli individui e le bestie, nell’estratto dal racconto lungo di Vincenzo Pardini, Broggi, il torello il cui appellativo dà il titolo; la vita arida ed elementare negli Appennini, in centro Italia, è rivissuta con stile vigoroso e con il parlato, spesso obsoleto, o antico, ridotto all’essenziale, di braccianti e allevatori. La traduzione della parte pubblicata è di Giuliana Petrucci.
E si impone il necessario répechage di Branwell Brontë, l’amato quanto sfortunato (e dimenticato) fratello di Charlotte, Emily e Anne, nell’appassionata cura e traduzione di Silvio Raffo: poesie, e una riflessione sul tempo della vita nel lato triste, di un giovane che conobbe fallimenti come letterato, come pittore e come individuo di società, proprio il contrario delle scrittrici Brontë, destinate alla celebrità mondiale. Il classico di Daphne du Maurier, The Infernal World of Branwell Brontë, del 1960, attende a tutt’oggi la traduzione italiana!
La poetessa franco-vietnamita Sabine Huynh innerva la sua poetica nella lingua e nel retaggio dell’essere nata bilingue in un’antica nazione, e dell’avere dovuto fare casa in diversi paesi e fare casa in altre lingue, e il senso di disagio e di spaesamento non è ripiegamento ma energia della scrittura di una cittadina del mondo e della vita culturale. Accompagna le sue poesie la traduzione italiana di Carlo Gazzelli. Le poesie di Richard Berengarten, nella traduzione di Silvia Pio, prendono a oggetto le mani, oggetto concreto della percezione umana, pensiero ed estensione, flusso di sensazioni e, in quanto oggetto immaginale esse stesse, anche di cose come memorie, vittorie, lealtà, eredità antropologica e psichica radicata nella dimensione temporale.
Un saggio delle poesie di Lija Hirsch, emblema di autenticità, dove gli oggetti letterari dell’io pensante cartesiano e del mondo naturale non sono campi separati, ma ogni esperienza tende all’armonia. Selezione dei testi e traduzione dall’olandese in italiano sono a cura di Theodoor Huygen. L’esperanto entra nella pubblicazione di una rivista plurilingue, che ha il proprio fulcro nella diversità – vive la différence – ma causa l’interesse autentico di Carlo Gazzelli e di molti appassionati della lingua universale, è proposta una selezione di poesie di autori di diverse nazionalità che si esprimono nella stessa lingua!

Niente è accaduto e accadrebbe il cui significato vero non sia indipendente dal flusso del tempo.


EDITORIAL

The present issue of the Traduzionetradizione journals falls into two subjects: poetry, and prose, the prose fiction of established nomenclature, presenting two extracts out of novels which outdo the plot and realism, and root in the potential of the language according to XXth century research, the syntax of complexity, sort of expression of the “neobaroque” as it is the theory of Omar Calabrese. The journals’ contribution to European cultural exchange is sustained by poetry and narration as they are expected to be, veritable objets d’art.
A rebus of Leonardo da Vinci, after a research of Massimo Lonardi, nestles at the core of a pun conceived by Sandro Boccardi, poet and musicologist, whose own poem follows, with English version: the great spirits’ blissfulness transfiguring humanity complies with the representation of multiplicity. Canada’s Al Rempel’s poems of loneliness and wildlife (“go down the river”), are mastered by Sandro Pecchiari’s rendition into Italian, so as to wholly transmit the actual impact of language, thus making one feel the soil, the rocks, the frost, the loneliness of the Canadian countryside and people between chaotic modern world and the call of the wilderness. A note of the translator will account for Rempel’s language which encompasses the lumberjacks’ jargon. Historical archeology is what Dell’arte auspicale oggi, the innovating novel of Mariano Bargellini, is about, the scenery of the magic and psychic world tenaciously explored by the Renaissance philosophers Pico della Mirandola and Marsilio Ficino, where rambling reminiscences, fragmental style, the luxuriant language, the figureheads transfigured into metaphors shape the fabula fracta. The French translation is pencilled with deep penetration onto the original, by the poetess Sylvie Durbec.
The poem “The trees”, “Gli alberi,” in Italian and English versions of Claudia Azzola, questions the elective affinity, as to say, of the traveller and the overwhelming stance of the vast woodland across Italy and France she goes through. Nature is hostile, dried up, in the extract out of the long tale Broggi of Vincenzo Pardini, which is named after the bull as a main character, and portrays the down-to-earth life of peasants and beasts, in the Italic Appennines, vigorously narrated by skillful use of matter- of-fact and obsolete words, the outline talk of the field labourers and breeders. Giuliana Petrucci is responsible for the French translation and she gives a note to the text. Repéchage of the beloved, failure brother (forgotten) of Charlotte Emily and Anne Brontë, Branwell Brontë’s own poetry, has been accomplished by Silvio Raffo’s passionate care and translation, with a partial publication of an essay considering the youth’s thwart lifetime and failures in artistic attempts, contrarily to his sister’s, destined to world fame. Daphne du Maurier’s classic The Infernal World of Branwell Brontë, dating back to 1960, is still awaiting to be translated in this Country!
The French-Vietnamese poetess Sabine Huynh has language as the heirloom of an ancient country as her deep motivation, since she was born bilingual and was later to learn more “home” languages by way of moving to different “home” countries: the poems presented here, translated by Carlo Gazzelli, hand down the uneasiness and outlandishness, and her system of motivation, on the cultural scene, of a citizen of the world. Richard Berengarten’s poems, with Italian version of Silvia Pio, are just several out of poesy about the human hands, concrete objects of extension and perception, perceiving things such as memories, victories, loyalties, as mental pictures themselves, heirloom of the species, rooted in the temporal dimension. A selection of Lija Hirsch’s poems confronts authenticity, where life’s experience and nature as literary objects are not regarded as separate domains, but converge into harmony. The selection and translation from Dutch into Italian are care of Theodoor Huygen.
Esperanto is seldom a matter of publication and discussion in plurilingual reviews, their focus being on diversity – vive la différence! – but following the genuine concern of Carlo Gazzelli and of many a devoted writer with the universal language, a packet of poems is presented here, a selection of authors of sundry nationalities who speak out in one language!

Nothing happened or could happen whose fundamental meaning was not independent of the flux of time.



Una poesia di Evelina Schatz tradotta in russo dall’autrice

DIOGENE DEL SECOLO NUOVO

…altrimenti ti trasformerai, santo cielo, in una lumaca
e trascinerai addosso i tuoi computer in cui dormirci dentro la notte, sulla tastiera,
e ti coprirai con un coperchio come Diogene del nuovo secolo
in tutto moderno con il computer a mo’ di botte
(secondo alcune fonti non era una botte bensì un’urna cineraria second hand),
donna invece di uomo e filosofo invece di uomo. Eh no! suona fin troppo moderno.

da una lettera di Vera Kalmykova

vorrei diventare Bartleby
vivere senza piatto specchio o letto
vorrei lasciare l’impronta incerta
– sul vecchio soffà-chi-sa-dove –
d’una forma minuta reclina
rosicchiando la noce di zenzero
sognando dietro il paravento
tutti e quattro mari cinesi
sommate in geometrie assorte
sulle shakespeariane scacchiere
della montenegrina laguna che muta
miriade di dagherrotipi scatole cinesi
uccelli meccanici altri androidi
caleidoscopi giochi di luci e carillon
sono loro la mia dimora, un anticipo di Pantheon
la solitudine ora è assai popolata e densa
non sono Diogene e non sto meditando
sulle rare rovine di Cartagine arsa al sole
sullo splendore del genio caduto tra picchi dei NO
sono solamente una calda lumaca che viaggia
con la propria casa-corazza-conchiglia
oh! che viaggio delle mirabilia, tra chiari e scuri
e giochi di biglie e pesche d’oro di Samarcanda
che la morte non teme e splende di blu

Milano 2003

 

ДИОГЕН НОВОГО ВЕКА

А то превратишься, ей-Богу, по-настоящему в
улитку – будешь носить на себе свой компьютер и на ночь ложиться в
него спать, на клавиатуру, а накрываться крышечкой. Диоген Нового
века, вполне современно: и компьютер вместо бочки (по некоторым
источникам, там была не бочка, а погребальная урна б/у), и женщина вместо мужчины, и поэт вместо философа. Нет уж, слишком современно…

       из письма Вера Калмыковой

мне хотелось бы Бартлеби стать:
ни фарфора, ни ложа, ни зеркала
на старом диване лёжа
грызть  шафрана орехи
неназойливый след оставлять
разглядывая в снах за ширмой
три китайских загадочных моря
геометрий  горящую сумму
на шахматных сценах Шекспира
Монтенегро лагуны блуждающей
мириады дагеротипий
китайских шкатулок море
механических птиц и андроидов
калейдоскопов узоры цвета, игры зеркала
снопы света, карийона звуки и звоны
мой шатёр в канун Пантеона

одиночество нынче безысходно как вражьи ряды
я давно потерялась в раздумьях
на развалинах Карфагена, опалённых солнцем беды
не Диоген, не киник и не аскет
гений падший на лес ощетиненных нет
вместо бочки – ковёр самолёт
игра в бисер, и снова в полёт

я всего лишь улитка-странница укутанная
спирально в раковину, кольчуга моя и убежище
о! странствия, чудеса светотени
Самарканды о смерти идеи
бирюзы и индиго поливы
в час бессмертия = из огня да в полымя синее

вариации с итальянского

Милан, 2003



Una poesia di Luigi Cannillo tradotta in tedesco e sloveno

da Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, Milano, 2014

Chi scuote questa galleria del vento
dove oscillano fiori e fondamenta
e palpitanti ci animiamo?
Come pianure disperse nella nebbia
misuriamo la potenza del vuoto
respirando l’aria dell’attrito
I cristalli del corpo si accendono
nell’alito imprevisto che ci sfiora
Sono lampi e scatti nel corridoio buio,
e sulla pelle vetro si alterna
a velluto, nel vortice che scorre
sul tappeto o si impenna
un capitano naviga il destino

Luigi Cannillo è nato e vive a Milano. Lavora come insegnante di lingua e letteratura tedesca. Tra le sue raccolte di poesia: Sesto senso, Campanotto, Udine 1999; Cielo Privato, Ed. Joker, 2005, e Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, 2014; L’ordine della madre, Amici del Libro d’Artista, Seregno, 2008. Singole poesie sono state pubblicate su riviste, fra cui “Millepiani”, “Manocomete”, “Il segnale”, “La mosca di Milano”, “Il Monte Analogo” e “Smerilliana”. È presente, antologizzato come poeta o con interventi critici, in antologie e raccolte di saggi. Ha collaborato alla redazione dell’Annuario Crocetti 2000 e di Sotto la Superficie – Letture di poeti italiani contemporanei, Bocca Ed., Milano, 2004 e ha curato con Gabriela Fantato La biblioteca delle voci – Interviste a 25 poeti italiani, Joker Ed, Novi Ligure, 2006, e le antologie di poesia e prosa giovanile della Rassegna “M. Incerti: ”Battiti d’alfabeto, Ed. dell’Ambrosino, Milano, 1999, e Il Cerchio e la Conchiglia, Le Voci della Luna, Sasso Marconi (Bo), 2008. Ha curato inoltre l’Antologia Il corpo segreto – Corpo ed Eros nella poesia maschile, LietoColle, Faloppio (Co), 2008. E’ consulente editoriale e’ codirettore della rivista “La Mosca di Milano” ed è collaboratore fisso della rivista “Gradiva”, New York. Socio dell’Associazione culturale Milanocosa. Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue.

 

Versione in tedesco dell’autore

Wer schüttelt diesen Windkanal
wo Blumen und Grundmauern schwingen
und wir uns bein Pochen beleben?
Wie im Nebel aufgelöste Ebenen
messen wir die Macht der Leere
und atmen die Reibungsluft dabei
Die Scheiben des Körpers entzünden sich
beim unerwarteten Hauch, der uns streichelt
Es sind Blitze und Schwünge auf dem dunklen Weg
und auf der Haut Glas und Samt wechseln
einander ab, im auf dem Teppich
laufenden oder hochziehenden Wirbelwind
befährt ein Kapitän sein Schicksal

Versione in sloveno di Jolka Milič

Kdo trese to galerijo vetra
kjer valovijo rozhe in temelji
da vsi drhtechi ozhivimo?
Z razprshenimi planjavami v megli
merimo silo praznine
in vdihavamo zrak skrushenosti
Telesni kristali se zmagoslavno
prizhigajo, izgubljena zhivalska gmota
v nenadni sapici ki se nas dotakne
Gre za bliske in trzaje v temnem hodniku,
in na kozhi se steklo izmenichno menjava
z zhametom, v vrtincu ki odteka
na preprogo ali se navpichno povzpenja
neki kapitan pa pluje po usodi

Jolka Milič è nata nel 1926 a Sežana, in Slovenia, dove vive e lavora. È letterata e traduttrice slovena. Traduce prevalentemente poesia dall’italiano in sloveno e viceversa. Ha all’attivo più di una settantina di libri di traduzioni che inoltre ha curato ed è presente in molte riviste slovene con articoli letterari e presentazioni di poeti stranieri, tra i quali primeggiano gli italiani. Ha presentato numerosi poeti sloveni anche in riviste italiane e tradotto molti racconti per l’infanzia.. Ha ottenuto parecchi premi, anche prestigiosi, per la sua opera di traduttrice.




On

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La poesia civile di Laura Cantelmo 

IL VIOLINO INCATENATO

ai detenuti liutai di Opera

Cos’è quel tumulto?
Carsico fiume sgorga
tra le sbarre da mani rocciose.
Con l’armonia del liuto Prometeo
ha spaccato l’occhiuta rupe del blindo.
Tempesta di note, turbine di pena,
la notte afferra la catena, atterra
lo spazio recluso, lo scaglia,
fugge, irrompe fuori.
Accade nel pensiero,
appena.

Laura Cantelmo si occupa principalmente di letteratura di area anglofona e di traduzione. Collabora alla redazione delle Edizioni Punto Rosso. È autrice del saggio Invito alla lettura di Ezra Pound, Ed. Mursia, 1978 e di varie plaquettes e raccolte di versi. Sue poesie sono state messe in musica e compaiono su riviste e antologie.

Si danno due ipotesi di versione in lingua inglese

THE VIOLIN IN CHAINS

to the convicts lutists of Opera jail

An uproar. What’s that?
From rocky hands a karst
river gushes out of the grating.
Prometheus has cloven the shrewd
rock of the gate with the harmony
of the lute.

A music storm, a raging woe,
the night catches the chain,
knocks down the sequestered space,
flings it, breaks it
and rushes out.

Just a sudden dream,
nothing more.

Traduzione della stessa autrice

THE ENCHAINED VIOLIN

to the convicts lutists in the Opera jail

What’s the uproar? From stony hands
the karstic stream gushes out
of the prison bars. Through harmony
of the lute has Prometheus cloven
the watchful rock, the armoured gate.
A music storm, a whirl of sorrow,
the night grasps the chain,
knocks down the space of confinement,
flings it, breaks through, outflows.

It’s all in the mind.

As quick as thought.

Traduzione di Claudia Azzola


Una poesia del 2009

PAZZIA

Sui marciapiedi di fresco
verniciati scriveva che la guerra
non finiva: forze segrete
scoccavano dei raggi trafiggendo
a morte il cuore dei ragazzi.
La sua pazzia, una tragica
sapienza, quella del matto
che rintuzza Lear, una luna
gialla sopra il mare nero.

Tra bruma e sole con femmineo
orgoglio sfoggiava un vestituccio
austero, di un’eleganza nuova,
non manicomiale.

 

Una poesia di Adam Vaccaro tradotta in inglese da Brenda Porster

VERDE CHE NON S’ARRENDE

in gesti d’assalto al cielo alberi alati
di ulivi e limoni e fichi e mandorli
incontenibili sfidano lo spazio sopra
erbacce della gioia e ramaglie dell’invidia
intrappolate in gabbie di reti e pali
orlate lassù da corone di viti succhianti
il sole più feroce e dolce, stordite
in un vento salato e secco, incapace com’è
di portare sull’ali una sola lacrima di mare

Qui, tra gli orti di Sorrento è il Caos più totale:
tra patetici paletti di noccioli e reti cordiali e scure
esplodono infiniti i succhi dell’immenso flusso.
Qui s’affannano gli uomini a inventare sipari e
ombre e poi s’acquietano esausti a contemplare
sterpi tra forre e improvvisi sprofondi
quasi arresi all’invisibile, invincibile fonte:

un incontenibile miscuglio di
dolcezza e di violenza, da questo Cono
che ha smesso di fumare e fino al mare
si distende insensata un’immane resa
di scatole chiamate case, informi
insiemi di cose che vagano affollate tra
brandelli di vita verde che non si arrende

Adam Vaccaro, poeta e critico, ha pubblicato le raccolte di poesia La casa sospesa, Joker editore, 2003; La piuma e l’artiglio, Editoria & Spettacolo, 2006: tra le pubblicazioni d’arte: Labirinti e capricci della passione, Milanocosa, 2005, con propri testi e acrilici di Romolo Calciati. Una sua poesia è apparsa sul numero 6 (2010) di Traduzionetradizione. Ha fondato l’Associazione Milanocosa,  www.milanocosa.it



FOLLY

On freshly painted pavements she wrote that war
would never end – secret powers would shoot
their rays piercing the children’s hearts to death.

Her folly – a tragic wisdom, like the fool’s
flinging back to old Lear. High in the sky
the yellow moon above black ocean.

Between mist and sun, with feminine pride
she flaunted an austere frock, the mark of difference,
of a new elegance, not in the mad-house constraint.

Traduzione di Laura Cantelmo e Claudia Azzola, poesia e versione inglese già pubblicate sul numero 4 (2008) di Traduzionetradizione

 

 

GREEN LIFE THAT DOES NOT SURRENDER

with gestures that assault the sky winged trees,
irrepressible olives and lemons and figs
and almonds, challenge the space above
weeds of joy and prunings of envy
that are trapped in wooden cages and nets,
trimmed on top with crowns of vines sucking
the ferocious and tender sun, dazed
in a dry salty wind unable
to bear on its wings a single sea-tear

Here, in the midst of Sorento’s kitchen gardens is total Chaos:
between hazels for pathetic markers and cordial dark nets
explode infinite juices of the immense flux.
Here men busy themselves with inventing stages curtains and
shades and then, exhausted, settle down to contemplate
brushwood between ravines and sudden sinkholes
almost surrendering to the invisible, invincible source:

an uncontainable mixture of
tenderness and violence, from this Cone
that has stopped smoking while as far as the sea
an appalling mass of boxes called houses
sprawls, senseless, a shapeless collection
of things drifting crowded in among
shreds of green life that does not surrender



Due poesie di Lyndon Davies dalla raccolta Hyphasis
Parthian, 2007
www.parthianbooks.co.uk

WATCH

T.S. Eliot

The eye of the flame grows weak,
more distant ever,
as Truth closes in.

All over the campsite, logs
like shimmering honeycombs
collapse into cinders;

night moulds its tableaux:
sanctums, chambers of mourning.

History is a face
the coyote tears at,
somewhere out there in the cold.

It is time to prepare our beds.

 

ARC

John Donne

Never mind the nuisance
of alleged departures –
the compass swings, splits
to define an amplitude.
Man is a compass.

Man is a string
stretched tight, from the choiry
dome to the abattoir.
But who plucks the note?
(Be true to me, love,
until our flesh drops
like a clutch of underthings.)

We can only kiss
because we have braved
those ravages of the pulpit
raised on our differences.

 

Lyndon Davies, nato a Cardiff, ha studiato all’università di Aberystwyth nel Galles, e ha vissuto in Inghilterra e Francia. Vive oggi nel Galles, a Powys, con la moglie pittrice, e combina scrittura e critica freelance con la creazione di eventi culturali di vasta portata. Ha pubblicato diverse poesie, versate in italiano, in numeri precedenti di Traduzionetradizione.


 

.
VEGLIA

T. S. Eliot

L’occhio della fiamma s’affioca,
distante quanto mai,
quando la Verità si rinchiude.

Per tutto l’accampamento, simili
a scintillanti nidi d’ape, ceppi
sprofondano in braci;

la notte modula i suoi tableaux:
eremitaggi, camere di lamentazione.

La storia è una faccia
che un coyote lacera, da qualche
parte, fuori, nel freddo.

È tempo che ci prepariamo il letto.

Traduzione di Claudia Azzola

ARC

John Donne

Non importa il fastidio
di un’asserita partenza  –
l’oscillante compasso separa,
definisce ampiezze.

L’uomo è un compasso.

L’uomo è una corda che si tende
dalla cupola corale al macello.
Ma chi pizzica la nota?
(Sii con me sincera, amore,
fino a che la carne si sfa
come un mucchio di cose inerti).

Non ci resta dunque che baciarci
avendo sfidato le ire del pulpito
costruite sulle nostre differenze.

 

Traduzione di Claudia Azzola




Image ANTEPRIMA

Il trionfo degl’insetti

L’estratto di Giocare a mangiarsi di Mariano Bargellini, con relativa parziale traduzione in inglese di Claudia Azzola, pubblicato sul numero 9 di Traduzionetradizione.




Una poesia di Filippo Ravizza tradotta in francese da Sylvie Durbec

VERSO LA FRANCIA

I

Danzano una nuova estate
i filari del Piemonte in verde
libertà nell’apertura antica
che chiama noi ci torna
incontro sotto questa mattinata
piano crescendo dietro alle mie
spalle il disegno della corsa
tutto ricordando nell’altrove…
potesse vivere sempre questo andare
questo baciare con il cuore
alberi e autostrada vita
e figlia e moglie e tempo
tempo che s’invera marciando
– oh sì così s’invera –
s’invera correndo al fianco.

II

Contrafforti di Savoia
alti rocciosi protesi
verso l’Italia abeti
e acque dominio delle
care terre nuvole impero
degli orizzonti chiusi
da aspre rocce trascorsi
sulle croci a mezza costa
volano i camosci magre
lance su Chambéry
alzano le spade i guerrieri
dei picchi acuti in cui
sprofondo oggi come ieri
oggi anni del secolo nuovo
primi primi anni primi
sguardi a voi piccoli
mausolei sentieri come scoiattoli
di montagna.

III

Verde verde infinito di Borgogna
bianche chiese muovono ai tuoi
vini ricchi di nostalgia mentre
infinite costellazioni come
bianchi coriandoli sedute
stanno le tue bianche mucche
giganti buoni bianchi fiumi che
vanno verso nord fiumi
che vanno ad ovest fiumi
ancora che vanno a sud
rosa rosa rosa dei venti
nel sole villaggi come
isole poche case dentro
il verde litorale che circonda
te cuore contadino dell’Europa.

IV

Ponte di Blois rocce e
barche affioranti sabbia
della Loira corrono case
attente lunghe nelle linee
verso i boschi in fuga
grandi e lasciati sui merli
dei castelli cresciuti nel tempo
severe acque a tratti scese
dentro al sole semplice nel grande
abbraccio mentre giunge alle acque come
piena corsa delle radure intorno
delle strade nella pianura che all’orizzonte
appare come infinita finita vita
della noia e dell’ignavia qui ora
ora che io figlio dell’Europa
ti riconosco e chino il capo alla
tua grazia e di te sento
pulsare il cuore o Loira
o ampia verità delle cose
o ampia libertà del tempo.

V

Morbide colline tiepidi seni
di te Loira come una donna
giovane offerti con l’emergere
dei boschi che quasi abbracciano
piccole case aria di famiglia
in questa vera umidità gotico
latina terra di una più alta
sintesi io penso ai tuoi
cieli che possono essere
grigi anche in agosto a
queste nuvole che corrono
cambiano il tempo ruotano
i pensieri come l’acqua che
più verde rende il verde così
verde acqua santa acqua benedetta
musica che fruttifica te
terra “terra del tramonto”
terra dei nostri sensi terra
infinita del cuore.

Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Ha partecipato intensamente alla vita delle riviste letterarie a partire dai primi anni Ottanta, anche come  condirettore: ricordiamo “Schema”, ” Margo”, “La Mosca di Milano”. Ha pubblicato saggi e poesie su riviste tra le quali “In folio”, “La clessidra”, “L’Ozio letterario”, “Poesia”, “Atelier”, “Poiesis”, “Capoverso”, “Gradiva”. Ha pubblicato sette raccolte di versi: ultimamente, Nel secolo fragile, La Vita Felice, 2014, preceduta da La quiete del mistero, Amici del Libro d’Artista, 2012, Turista, LietoColle, 2008, Prigionieri del tempo, LietoColle, 2005, Vesti del pomeriggio, Campanotto, 1995, Le porte, Schema, 1987. Nel 1995 ha ideato, insieme al poeta Franco Manzoni, il “Manifesto in difesa della lingua italiana”, oggi parte del programma orale (Cours de production orale) per il conseguimento del dottorato del Dipartimento di Italianistica, Université Paris 8, Paris – Saint Denis, docente Laura Fournier. Ha rappresentato la poesia italiana contemporanea alla XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano (1996).



.
VERS LA FRANCE

I

Un été nouveau encore dansent
les arbres du Piémont en ligne
la liberté dans l’ouvert ancien
nous appelle venant à notre
rencontre en cette matinée et
lentement derrière les épaules
agrandissant le dessin du trajet
tout en rappelant l’ailleurs…
puisse vivre toujours ce voyage
cet embrassement du cœur
des arbres l’autoroute et la vie
la fille et l’épouse et le temps
temps qui vit en marchant
– oh oui il devient vivant –
vivant et courant à nos côtés.

II

Contreforts de Savoie
hauts rochers tendus
vers l’Italie sapins
et eaux domaine des
hautes terres et nuages
empire d’horizons clos
par d’âpres rocs
sur des croix à mi pente
volent les chamois
flèches fines vers Chambéry
ils dressent leurs épées les guerriers
de pics acérés vers lesquels
je sombre aujourd’hui comme hier
dans ces années d’un siècle neuf
premières années premiers
regards vers vous petits
mausolées sentiers comme
des écureuils égarés
dans la montagne.

III

Verte infiniment verte Bourgogne
tes églises blanches glissent
vers tes vins riches de nostalgie
d’infinies constellations comme
de blancs confetti tes vaches
sont immobiles et blanches Géants
beaux et blancs sont tes fleuves
qui vont vers le nord tes fleuves
qui vont vers l’ouest fleuves
qui vont aussi vers le sud
et la rose des vents rose rose
dans le soleil tes villages sont
des îles où peu de maisons
dans le vert rivage qui t’entoure
toi cœur paysan de l’Europe.

IV

Pont de Blois rochers et
barques affleurant au sable
de la Loire les maisons vont
courant longues et tranquilles
vers les forêts en fuite
vastes et vides les créneaux
des châteaux poussés avec le temps
eaux sévères d’un trait tombés
dans le simple soleil et le vaste
embrassement quand il arrive dans les eaux
en pleine course depuis les clairières alentour
depuis les routes dans la plaine à l’horizon
qui paraît infini finie la vie
de l’ennui et de l’errance ici là
maintenant fils de l’Europe je suis
te reconnais et je m’incline devant
ta grâce et j’entends battre
ton cœur ô rivière Loire
vaste vérité des choses
vaste liberté du temps.

V

Douces collines aux seins si tendres
tu es Loire comme une jeune
femme t’offrant avec la venue
des bois qui embrassent presque
les petites maisons un air de famille
dans cette vraie moiteur gothique
latine terre d’une synthèse plus
haute je pense moi à tes ciels
gris même au plein mois d’août
à ces nuages qui courent
changeant le temps roulant les
pensées telle l’eau plus verte
qui fait encore le vert si vert
eau bénie eau sacrée eau
musique qui féconde la terre
terre du couchant
terre des sentiments
terre sans fin du cœur.

Sylvie Durbec – Née en 1952 à Marseille. Quatre fils. Voyage. Ecrit. Publiée depuis une quinzaine d’années. Traductions en italien, anglais, allemand et bientôt arabe. Poésie, théâtre, romans. Ecrit pour dévorer la langue.maternelle. D’où la passion de traduire et aussi de pratiquer le collage et le dessin, d’utiliser l’encre.
Derniers livres publiés:
“Marseille aclats et quartiers”, Ed. Jacques Brémond, 2009, prix Jean Follain
“La Huppe de Virginia”, Ed. Brémond, 2011.
“Le paradis de l’oiseleur”, Al Manar, 2013
En italien:
“Scarpe vuote”, Edizioni Joker, janvier 2014
Prix Laurent Terzieff 2014 avec Nathalie Guen pour le court métrage “Smouroute va à la cuisine”. A paraître en octobre 2014 SANPATRI, aux éditions Jacques Brémond




Una poesia di Claudia Azzola tradotta in inglese da Lyndon Davies

LA PINETA

Come staccavo la corteccia
dai pini, col trascorrere del giorno
in buio boreale, come fosse crosta
terrestre; la sostanza: indicibile.
Lasciarsi con un bacio alla gola;
non fu tradimento, solo
un girare più molle del vento:
sostanza immutabile degli amori;
lo stato del serpente,
una frustata nel folto dell’erba
e intanto il fluido umore
scriveva nel corpo il suo poema.
Il bacino alto la diga un fiato
di blu nell’ombra di una pineta
che solo io ricordo, una polla segreta.
Portavo sul dorso ogni lascito
umano e divino, vicenda scritta
a più mani, papiri usurati,
sostanza dei papiri: la memoria
di un padre dal passo falcato
(falco predatore della ragione)
e poi di ogni uomo amato.

Poesia tratta da Il poema incessante, Supplemento a “Testuale” n. 40-41, gennaio 2007


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THE PINEWOOD

As I was stripping the bark
from the pines,
day passing into boreal darkness:
rind of the world; the substance of it, unsayable.
Parting with just a kiss to the throat
like that, that wasn’t a betrayal, that was only
the wind turning about more gently:
immutable substance of the affections;
serpent, lash in the grass, and all the while fluidities
of temperament writing their poem in the flesh.
The high basin the dam a breath
of blue in the shadow of a pinewood
I alone remember, a secret spring.
I was carrying on my back all legacies
human and divine, fate written
by many hands, worn-out papyri,
substance of the papyri: the memory
of a father – that predatory falcon of reason –
his step a scythe passing over the ground,
and then of every man ever loved by me.