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I quaderni Traduzionetradizione – diretti da Claudia Azzola – sono dedicati alla traduzione di Autori europei. Ogni testo poetico presenta una o più versioni linguistiche con testo a fronte.
I quaderni sono reperibili presso librerie,  biblioteche, istituti universitari e sono presentati a festival ed eventi letterari in Italia e in Europa.

SOMMARIO
– Luigi Cannillo tradotto in tedesco e sloveno
– Gabriella Valera Gruber tradotta in francese e spagnolo
– Laura Cantelmo tradotta in inglese
– Adam Vaccaro tradotto da Brenda Porster
– Lyndon Davies tradotto da Claudia Azzola
Pier Paolo Pasolini tradotto da John Goodby
– Filippo Ravizza tradotto da Sylvie Durbec
– Claudia Azzola tradotta da Lyndon Davies
Mariano Bargellini tradotto da Sylvie Durbec
Presentazione di Parlare a Gwinda, interventi di Giulia Contri e Tiziano Rossi


IL NUOVO NUMERO

Il nuovo numero
In questo numero scritti, traduzioni, interventi di
In this issue writings, tranlations by
Sandro Boccardi
Massimo Lonardi
Leonardo da Vinci
Al Rempel
Sandro Pecchiari
Mariano Bargellini
Sylvie Durbec
Claudia Azzola
Vincenzo Pardini
Giuliana Petrucci
Branwell Brontë
Silvio Raffo
Sabine Huynh
Carlo Gazzelli
Cristina Sturzu

Mostra tutto...




Cover 8


In questo numero scritti, traduzioni, interventi di
In this issue writings, translations by

Antonio Gamoneda
Carlo Gazzelli
Valeria Correa Fiz
Richard Berengarten
Paschalis Nikolaou
Claudia Azzola
Lady Mary Wortley Montagu
Maria Cristina Vino
Cédric Demangeot
Gilberto Isella
David Greenslade
Cristina Sturzu
Mauro Castagneto
Nelly Capra
Juan Bautista Bertràn
Tiziano Salari

In copertina: “Phantoma”, 2012, litografia, opera di Albert Pinya e Rafa Forteza




Rêverie
Relativity of Thought
Irony and Lightness
Associazioni Allitterazioni
Obliquità
Obscuritas
Dérangement logico e grammaticale
Recréation Récriture
Ambiguità Ambiguity
Parole in libertà Mixtura verborum

“Poesia è un non tutta, pas toute.
Jean-Charles Vegliante, Les limites du presque rien

Qui non si ha terra/ se non lo sradicamento, l’onnivago/ proliferare dei codici, rotto/ l’esubero del verso libero contro/ l’appiattimento.
Gabriella Galzio, Quel bilinguismo del sogno, Apocalissi fredda

senza dèi, in una babele di canneti/ e strane perdite di aromi, vivo ormai
lontano da me stesso (so di esistere/ senza farmi dolore?) uomo d’oppio!
Domenico Cara, La materia del mondo

The light we look for is not in this land?/ That light is present, and that distant time/ Is always here, continually redeemed.
Vernon Watkins, Peace in the Welsh Hills


On a round ball
A workeman that hath copies by, can lay
An Europe, Afrique, and an Asia,
And quickly make that, which was nothing, All,
So doth each teare,
Which thee doth weare,
A globe, yea world by that impression grow,
Till thy teares mixt with mine doe overflow
This world, by waters sent from thee, my heaven dissolved so.

Su una sfera un cartografo che possieda i fogli, può stendere un’Europa, un’Africa e un’Asia, e in tempo breve, fare di ciò che era niente, un Tutto, così ogni lacrima che ti contiene, un globo rende, di più, fa crescere un mondo da un’impronta, finché le tue lacrime miste alle mie questo mondo inondano, e nelle tue acque si discioglie il mio cielo.

Traduzione di servizio
Per l’originale inglese di John Donne, si è usato il testo riportato in Sette tipi di ambiguità (Seven Types of Ambiguity, William Empson, Chatto & Windus, London, 1930 e ristampe), a cura di Giorgio Melchiori.




EDITORIALE

L’apertura tutta spagnola di questa edizione dei quaderni poetici, affacciata su un autore come Antonio Gamoneda e sulla pittura di due significativi artisti iberici, marca il segno distintivo della sonorità poetica, fortemente acceso dalla parola allo stato nascente di Antonio Gamoneda, versata in italiano da Carlo Gazzelli. La poesia, linguaggio concentrato, parola allo stato puro, è sonorità, vox ontologica, come in Gamoneda, introdotto da una nota critica di Valeria Correa Fiz.
Scambiando affetti e sonorità diverse, tre poeti si traducono in inglese, greco e italiano: una poesia di Richard Berengarten, autore di cultura e tradizione cosmopolita, che piega l’inglese consonantico e sassone in un contesto chiaro e luminoso, quasi esiodeo; una poesia di Paschalis Nikolaou, proiettata in un futuro avvolto di temporalità e di tenebra, dove cadono il mito e le strutture inconsce, e infine un testo di Claudia Azzola, ispirato all’inanalizzabile Kafka: ogni autore traduce i suoi compagni di esperimento. Inglese, italiano e neogreco, e semplicemente greco, con il grave compito di rispettare le allitterazioni, le ellissi intrinseche al testo poetico. La “tripla” ricreazione interlinguistica propone una lettura che scava criticamente, e la traduzione è un’ermeneutica.
Il suono della poesia e della prosa (i quaderni plurilingue non trascurano la prosa di ricerca) è integro nella lettura a mezza voce, sussurrata, spezzando l’unicità semantica, alla maniera antica e alla maniera medioevale, che riconosceva al libro l’aura dell’autorità.
Un documento del XVIII secolo è proposto da Maria Cristina Vino che opera selezione e traduzione dall’epistolario di Lady Mary Wortley Montagu dal francese imperfetto con cui Lady Mary scriveva al letterato italiano Francesco Algarotti, reo di averla abbandonata e dimenticata. Una registrazione d’epoca, ma anche dell’espressione dell’animo esacerbato di una dama, ci riporta sonorità del passato, come fu, nel numero 9, la poesia di Cécile Sauvage, nella traduzione ricreativa di Gio Ferri. Repechâge di contenuti del passato per rinvigorire il presente.
La parola nascente di Cédric Demangeot origina dai versi scarni, esistenziali, nell’indagine “speleologica del corpo” (definizione del poeta Gilberto Isella, curatore e traduttore per spirito affine): corpo e parola e sintassi quasi liminare, nel filone di certa poesia contemporanea di lingua francese e, anche, qualche segno beckettiano. Contenuti inconsci e sensazioni oscure al soggetto stesso la poesia li raccoglie e riporge, ridefiniti, immaginativi, perfetti in sé come il fiore. Isella, familiare nel suo essere poeta al testo, vi ha prestato la sua esperienza di traduttore e curatore del poeta Bernard Vargaftig.
Tra le voci più ascoltate della poesia del Galles di oggi, David Greenslade, nella proposta di Lyndon Davies, con il testo “Railway” tradotto in romeno da Cristina Sturzu, combina la sensibilità e l’identità etnica gallese con la modernità della scrittura sperimentale ed avanzata. Scrive, quindi, in inglese e in gallese.
L’io poetico si eleva a “io” astratto, universale, non autobiografico. Il riferimento qui è alla poetica di Mauro Castagneto, presente con una selezione di poesie, portate in lingua inglese dall’attento lavoro di Nelly Capra. La poesia di Castagneto è passione della parola immersa in un campo di materiali naturalistici, aperta al “riverbero”, alla “risonanza”, dato che non finisce con la fine del verso. Lo scienziato, l’osservatore dell’armonia cosmica fonde la parola nella trasmutazione del metallo in oro.
Il mistico Juan Bautista Bertrán conclude con la lingua spagnola, nella parlata forte e insieme aurorale forma fluens tra la contemplazione e l’incanto (“rosa efimera, y siempre renacida”), alla bellezza di un sonetto come “Verona”, al testo “Sin advertirlo has inventado un gesto…”, “Senza accorgertene hai inventato un gesto…”
La traduzione italiana di Carlo Gazzelli, che propone questo poeta inconsueto, riprende il continuo rimando dal paesaggio interiore al paesaggio del mondo. Che sboccia nel verso “Tengo sonoridad de caracola”, “Ho la sonorità di una conchiglia”.
All’ultimo momento va in stampa, in omaggio a Tiziano Salari, poeta, filosofo, saggista, prezioso collaboratore di questi quaderni, la poesia “Il ritorno”, visione psichica ed esistenziale di un uomo, figura di ricerca e di dubbio, che sa di “smuovere nel profondo/la nostalgia del rifugio”.


EDITORIAL

The current issue of the plurilingual poetry journal opens up on the Spanish resonant language, through the lines of Antonio Gamoneda: the great poetry’s sonority, the heirloom handed down in speaking, bestows a flair for sound and words. The cover image is the gift of two significant Iberian artists. Gamoneda’s strong, high resounding onthological lines, their blossoming stance, are rendered into Italian by Carlo Gazzelli, and finely illustrated in an essay by Valeria Correa Fiz. The Spanish language masters sound and should be read indeed with a speaking voice, as it used to be the habit in ancient times and in the middle ages, when the book was regarded as inspiring an aura of authority. Poetry and prose (the journals do not neglect the prose of art) should be read aloud, at least now and again!
The exchanged translations of poetic texts by Richard Berengarten, Paschalis Nikolaou and Claudia Azzola set up a triangular encounter between languages and literary traditions as the poet-translators proceed with the task of engaging alliterations and rhythms intrinsic to each tongue. A cosmopolitan poet, Berengarten travels from a consonantal Anglo-Saxon heritage into a bright, almost Æsodean language, which then is transfigured into Greek and Italian. Nikolaou’s poem discovers a dark, distant future of vast empty spaces where humanity (and even myth) are entirely absent; the two other languages repeat and intone a sense of resignation. The dialogue between identities is continued by Azzola’s poem, itself inspired by Kafka’s ‘A Country Doctor’; the impact of that short story is shared, through translation. Productive tensions between acts of interpretation and poetic creation are again seen in this literary experiment.
A precious witness of the Eighteen century’s outlook is marked by Lady Mary Wortley Montagu’s letters written in uncertain French to the Italian figurehead in literature Francesco Algarotti, selected and translated by Maria Cristina Vino, and in great part published here, chosen among those which most represent the Lady’s psychology and feelings as a deceived lover abandoned by the estranged brilliant and wordly philosopher. A document of an era, a representation of outlandishness which follows love lost. Lady Mary’s French semantics is what one would expect from an English noblewoman of her epoch. We are somehow reminded of Cécile Sauvage’s poems re-created by Gio Ferri (issue 9). Repechâge of meanings and expressions of the past reinvigorates the present.
Cédric Demangeot’s rising word originates in the bare existential “spelaeological search of the body”, to quote the poet translator Gilberto Isella: body and word and syntax one could say to the limina, in a certain vein of contemporary French poetry, maybe touched by some resonance of Beckett’s mood. Subconscious materials and sensations unknown to the individual, poetry collects and hands back, redefined, imaginative, perfect like the flower. Isella had had poems published in the journals, as well as translations from Bernard Vargaftig’s production (7).
Among the most appreciated poetical voices in today’s Wales, David Greenslade, proposed by Lyndon Davies – published in 4 and 7 – combines, in the poem “Railway”, translated into Roumanian by Cristina Sturzu, as it is in his en- tire poetical world, sensitivity and ethnic Welsh identity with the latest experimental and advanced poetry writing. He writes both in English and Welsh.
The “I” rises to the abstract, universal, “I” high above the autobiography. This is the case of Mauro Castagneto’s poetics, who has a selection of poems published, set into English by the care and work of Nelly Capra.
His passioned poetry originates in a domain of naturalistic materials, open to“resonance” and “reflection” (and “glare”!), since the line doesn’t really end up where it is supposed virtually to end. The scientist, the astronomer of the cosmic harmony as well as of the inscape harmony unites the elements in transmutation into gold.
The mystic Juan Bautista Bertrán happens to appear at the closing of the pages, again under the mark of the Spanish language, a strong and stony and auroral forma fluens, between enchantment and musing (“rosa efimera, y siempre renacida”), the beauty of a sonnet like “Verona” and further…to the “Sin advertirlo has inventado un gesto…” The Italian rendering by Carlo Gazzelli, who had fostered the proposal concerning this unusual poet, traces back to a status between the inscape(a Hopkins’s expression) and the landscape of the world: like in the line“Tengo sonoridad de caracola”, “I have the sonority of a shell”.
A homage to Tiziano Salari, a poet, philosopher, essayist, and an essential contributor to the Traduzionetradizione diaries, is undergoing print at the last minute: there he speaks with a poem transparent of an existential and psychic portrait of a man, a man of research and doubt, who is conscious that what he does is “smuovere nel profondo/la nostalgia del rifugio”, “digging into nostalgia for shelter/out of the depths of consciousness” (poem published on 5).



Una poesia di Luigi Cannillo tradotta in tedesco e sloveno

da Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, Milano, 2014

Chi scuote questa galleria del vento
dove oscillano fiori e fondamenta
e palpitanti ci animiamo?
Come pianure disperse nella nebbia
misuriamo la potenza del vuoto
respirando l’aria dell’attrito
I cristalli del corpo si accendono
nell’alito imprevisto che ci sfiora
Sono lampi e scatti nel corridoio buio,
e sulla pelle vetro si alterna
a velluto, nel vortice che scorre
sul tappeto o si impenna
un capitano naviga il destino

Luigi Cannillo è nato e vive a Milano. Lavora come insegnante di lingua e letteratura tedesca. Tra le sue raccolte di poesia: Sesto senso, Campanotto, Udine 1999; Cielo Privato, Ed. Joker, 2005, e Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, 2014; L’ordine della madre, Amici del Libro d’Artista, Seregno, 2008. Singole poesie sono state pubblicate su riviste, fra cui “Millepiani”, “Manocomete”, “Il segnale”, “La mosca di Milano”, “Il Monte Analogo” e “Smerilliana”. È presente, antologizzato come poeta o con interventi critici, in antologie e raccolte di saggi. Ha collaborato alla redazione dell’Annuario Crocetti 2000 e di Sotto la Superficie – Letture di poeti italiani contemporanei, Bocca Ed., Milano, 2004 e ha curato con Gabriela Fantato La biblioteca delle voci – Interviste a 25 poeti italiani, Joker Ed, Novi Ligure, 2006, e le antologie di poesia e prosa giovanile della Rassegna “M. Incerti: ”Battiti d’alfabeto, Ed. dell’Ambrosino, Milano, 1999, e Il Cerchio e la Conchiglia, Le Voci della Luna, Sasso Marconi (Bo), 2008. Ha curato inoltre l’Antologia Il corpo segreto – Corpo ed Eros nella poesia maschile, LietoColle, Faloppio (Co), 2008. E’ consulente editoriale e’ codirettore della rivista “La Mosca di Milano” ed è collaboratore fisso della rivista “Gradiva”, New York. Socio dell’Associazione culturale Milanocosa. Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue.


 
 
Versione in tedesco dell’autore

Wer schüttelt diesen Windkanal
wo Blumen und Grundmauern schwingen
und wir uns bein Pochen beleben?
Wie im Nebel aufgelöste Ebenen
messen wir die Macht der Leere
und atmen die Reibungsluft dabei
Die Scheiben des Körpers entzünden sich
beim unerwarteten Hauch, der uns streichelt
Es sind Blitze und Schwünge auf dem dunklen Weg
und auf der Haut Glas und Samt wechseln
einander ab, im auf dem Teppich
laufenden oder hochziehenden Wirbelwind
befährt ein Kapitän sein Schicksal

Versione in sloveno di Jolka Milič

Kdo trese to galerijo vetra
kjer valovijo rozhe in temelji
da vsi drhtechi ozhivimo?
Z razprshenimi planjavami v megli
merimo silo praznine
in vdihavamo zrak skrushenosti
Telesni kristali se zmagoslavno
prizhigajo, izgubljena zhivalska gmota
v nenadni sapici ki se nas dotakne
Gre za bliske in trzaje v temnem hodniku,
in na kozhi se steklo izmenichno menjava
z zhametom, v vrtincu ki odteka
na preprogo ali se navpichno povzpenja
neki kapitan pa pluje po usodi

Jolka Milič è nata nel 1926 a Sežana, in Slovenia, dove vive e lavora. È letterata e traduttrice slovena. Traduce prevalentemente poesia dall’italiano in sloveno e viceversa. Ha all’attivo più di una settantina di libri di traduzioni che inoltre ha curato ed è presente in molte riviste slovene con articoli letterari e presentazioni di poeti stranieri, tra i quali primeggiano gli italiani. Ha presentato numerosi poeti sloveni anche in riviste italiane e tradotto molti racconti per l’infanzia.. Ha ottenuto parecchi premi, anche prestigiosi, per la sua opera di traduttrice.




Una poesia di Gabriella Valera Gruber tradotta in francese e spagnolo

FRA POCO, IN ALTO…

Fra nuvole grigie
e squarci di rosa
il cielo al tramonto,
sopra cupole di chiese
stranamente assorte
silenziose.

Fra poco,
in alto,
sarà la luna.

Qualcuno guarderà nel cuore della notte,
scrutando sopra i colli
e nelle luci spente delle case:

chi dorme,
chi desidera e sogna,
chi piange.

Fra poco
il cielo grigio e rosa,
la luce,
si addormenteranno

con una lacrima negli occhi
ed un sorriso fra le ciglia

Gabriella Valera, “Trieste, canale Ponterosso, al tramonto”.
(Associazione Poesia e Solidarietà- ONLUS)
Tratta dal libro: Gabriella Valera, Lasciami danzare, L’Autore Libri, Firenze 2001

Gabriella Valera Gruber vive e opera a Trieste come docente universitaria. Storica, poetessa, fondatrice del progetto internazionale Poesia e Solidarietà. Vedere annuncio del Concorso Poetico nella pagina EVENTS


Versione in francese dell’autrice

BIENTÔT, LÀ-HAUT SERA LA LUNE…

Entre nuages gris
et rayons de rose clarté
le ciel au coucher du soleil
sur des coupoles d’églises
étrangement absorbées
silencieuses.

Bientôt,
là-haut,
sera la lune.

Quelqu’un va regarder
dans le coeur de la nuit,
en observant au dessus des collines
et dans les lumières éteintes des maisons:

il y a qui dort
qui désire et rêve,
qui pleure.

Bientôt
le ciel gris et rose
et la lumière
s’endormiront

avec une larme dans les yeux
et un sourire entre les cils.

Gabriella Valera, Trieste, «Trieste, canale Ponterosso, Au coucher du soleil».
Tiré du livre: Gabriella Valera, Lasciami danzare, L’Autore Libri Firenze 2001. Traduction en français de l’auteur

Versione in spagnolo di Leonor Delgado Franzot

DENTRO DE POCO, EN LO ALTO …..
 
Entre nubes grises
y destellos de rosa
el cielo a la puesta de sol,
sobre las cúpulas de las iglesias
extrañamente ensimismadas,
silenciosas
 
Dentro de poco,
en lo alto,
estará la Luna.
 
Alguien mirará en plena noche,
escudriñando sobre las colinas
y en las luces apagadas de las casas:
 
quién duerme,
quién desea y sueña,
quién llora.
 
Dentro de poco
el cielo gris y rosa,
la luz,
se quedarán dormidos

con una lágrima en los ojos
y una sonrisa entre las pestañas.

Gabriella Valera “Trieste, canale Ponterosso, a la puesta del sol”.

Tomado dal libro: Gabriella Valera, Lasciami danzare, L’Autore Libri Firenze 2001. Traducción en español de Leonor Delgado Franzot



La poesia civile di Laura Cantelmo 

IL VIOLINO INCATENATO

ai detenuti liutai di Opera

Cos’è quel tumulto?
Carsico fiume sgorga
tra le sbarre da mani rocciose.
Con l’armonia del liuto Prometeo
ha spaccato l’occhiuta rupe del blindo.
Tempesta di note, turbine di pena,
la notte afferra la catena, atterra
lo spazio recluso, lo scaglia,
fugge, irrompe fuori.
Accade nel pensiero,
appena.

Laura Cantelmo si occupa principalmente di letteratura di area anglofona e di traduzione. Collabora alla redazione delle Edizioni Punto Rosso. È autrice del saggio Invito alla lettura di Ezra Pound, Ed. Mursia, 1978 e di varie plaquettes e raccolte di versi. Sue poesie sono state messe in musica e compaiono su riviste e antologie.

Si danno due ipotesi di versione in lingua inglese

THE VIOLIN IN CHAINS

to the convicts lutists of Opera jail

An uproar. What’s that?
From rocky hands a karst
river gushes out of the grating.
Prometheus has cloven the shrewd
rock of the gate with the harmony
of the lute.

A music storm, a raging woe,
the night catches the chain,
knocks down the sequestered space,
flings it, breaks it
and rushes out.

Just a sudden dream,
nothing more.

Traduzione della stessa autrice

THE ENCHAINED VIOLIN

to the convicts lutists in the Opera jail

What’s the uproar? From stony hands
the karstic stream gushes out
of the prison bars. Through harmony
of the lute has Prometheus cloven
the watchful rock, the armoured gate.
A music storm, a whirl of sorrow,
the night grasps the chain,
knocks down the space of confinement,
flings it, breaks through, outflows.

It’s all in the mind.

As quick as thought.

Traduzione di Claudia Azzola


Una poesia del 2009

PAZZIA

Sui marciapiedi di fresco
verniciati scriveva che la guerra
non finiva: forze segrete
scoccavano dei raggi trafiggendo
a morte il cuore dei ragazzi.
La sua pazzia, una tragica
sapienza, quella del matto
che rintuzza Lear, una luna
gialla sopra il mare nero.

Tra bruma e sole con femmineo
orgoglio sfoggiava un vestituccio
austero, di un’eleganza nuova,
non manicomiale.
 
 
 
 
Una poesia di Adam Vaccaro tradotta in inglese da Brenda Porster

VERDE CHE NON S’ARRENDE

in gesti d’assalto al cielo alberi alati
di ulivi e limoni e fichi e mandorli
incontenibili sfidano lo spazio sopra
erbacce della gioia e ramaglie dell’invidia
intrappolate in gabbie di reti e pali
orlate lassù da corone di viti succhianti
il sole più feroce e dolce, stordite
in un vento salato e secco, incapace com’è
di portare sull’ali una sola lacrima di mare

Qui, tra gli orti di Sorrento è il Caos più totale:
tra patetici paletti di noccioli e reti cordiali e scure
esplodono infiniti i succhi dell’immenso flusso.
Qui s’affannano gli uomini a inventare sipari e
ombre e poi s’acquietano esausti a contemplare
sterpi tra forre e improvvisi sprofondi
quasi arresi all’invisibile, invincibile fonte:

un incontenibile miscuglio di
dolcezza e di violenza, da questo Cono
che ha smesso di fumare e fino al mare
si distende insensata un’immane resa
di scatole chiamate case, informi
insiemi di cose che vagano affollate tra
brandelli di vita verde che non si arrende

Adam Vaccaro, poeta e critico, ha pubblicato le raccolte di poesia La casa sospesa, Joker editore, 2003; La piuma e l’artiglio, Editoria & Spettacolo, 2006: tra le pubblicazioni d’arte: Labirinti e capricci della passione, Milanocosa, 2005, con propri testi e acrilici di Romolo Calciati. Una sua poesia è apparsa sul numero 6 (2010) di Traduzionetradizione. Ha fondato l’Associazione Milanocosa,  www.milanocosa.it



FOLLY

On freshly painted pavements she wrote that war
would never end – secret powers would shoot
their rays piercing the children’s hearts to death.

Her folly – a tragic wisdom, like the fool’s
flinging back to old Lear. High in the sky
the yellow moon above black ocean.

Between mist and sun, with feminine pride
she flaunted an austere frock, the mark of difference,
of a new elegance, not in the mad-house constraint.

Traduzione di Laura Cantelmo e Claudia Azzola, poesia e versione inglese già pubblicate sul numero 4 (2008) di Traduzionetradizione
 
 
 
 
 
 
GREEN LIFE THAT DOES NOT SURRENDER

with gestures that assault the sky winged trees,
irrepressible olives and lemons and figs
and almonds, challenge the space above
weeds of joy and prunings of envy
that are trapped in wooden cages and nets,
trimmed on top with crowns of vines sucking
the ferocious and tender sun, dazed
in a dry salty wind unable
to bear on its wings a single sea-tear

Here, in the midst of Sorento’s kitchen gardens is total Chaos:
between hazels for pathetic markers and cordial dark nets
explode infinite juices of the immense flux.
Here men busy themselves with inventing stages curtains and
shades and then, exhausted, settle down to contemplate
brushwood between ravines and sudden sinkholes
almost surrendering to the invisible, invincible source:

an uncontainable mixture of
tenderness and violence, from this Cone
that has stopped smoking while as far as the sea
an appalling mass of boxes called houses
sprawls, senseless, a shapeless collection
of things drifting crowded in among
shreds of green life that does not surrender



Due poesie di Lyndon Davies dalla raccolta Hyphasis
Parthian, 2007
www.parthianbooks.co.uk

WATCH

T.S. Eliot

The eye of the flame grows weak,
more distant ever,
as Truth closes in.

All over the campsite, logs
like shimmering honeycombs
collapse into cinders;

night moulds its tableaux:
sanctums, chambers of mourning.

History is a face
the coyote tears at,
somewhere out there in the cold.

It is time to prepare our beds.

 
 
ARC

John Donne

Never mind the nuisance
of alleged departures –
the compass swings, splits
to define an amplitude.
Man is a compass.

Man is a string
stretched tight, from the choiry
dome to the abattoir.
But who plucks the note?
(Be true to me, love,
until our flesh drops
like a clutch of underthings.)

We can only kiss
because we have braved
those ravages of the pulpit
raised on our differences.

 

Lyndon Davies, nato a Cardiff, ha studiato all’università di Aberystwyth nel Galles, e ha vissuto in Inghilterra e Francia. Vive oggi nel Galles, a Powys, con la moglie pittrice, e combina scrittura e critica freelance con la creazione di eventi culturali di vasta portata. Ha pubblicato diverse poesie, versate in italiano, in numeri precedenti di Traduzionetradizione.


 
 
 
VEGLIA

T. S. Eliot

L’occhio della fiamma s’affioca,
distante quanto mai,
quando la Verità si rinchiude.

Per tutto l’accampamento, simili
a scintillanti nidi d’ape, ceppi
sprofondano in braci;

la notte modula i suoi tableaux:
eremitaggi, camere di lamentazione.

La storia è una faccia
che un coyote lacera, da qualche
parte, fuori, nel freddo.

È tempo che ci prepariamo il letto.
 
Traduzione di Claudia Azzola

ARC

John Donne

Non importa il fastidio
di un’asserita partenza  –
l’oscillante compasso separa,
definisce ampiezze.

L’uomo è un compasso.

L’uomo è una corda che si tende
dalla cupola corale al macello.
Ma chi pizzica la nota?
(Sii con me sincera, amore,
fino a che la carne si sfa
come un mucchio di cose inerti).

Non ci resta dunque che baciarci
avendo sfidato le ire del pulpito
costruite sulle nostre differenze.

 

Traduzione di Claudia Azzola




Image ANTEPRIMA

Il trionfo degl’insetti

L’estratto di Giocare a mangiarsi di Mariano Bargellini, con relativa parziale traduzione in inglese di Claudia Azzola, pubblicato sul numero 9 di Traduzionetradizione.




Una poesia di Filippo Ravizza tradotta in francese da Sylvie Durbec

VERSO LA FRANCIA

I

Danzano una nuova estate
i filari del Piemonte in verde
libertà nell’apertura antica
che chiama noi ci torna
incontro sotto questa mattinata
piano crescendo dietro alle mie
spalle il disegno della corsa
tutto ricordando nell’altrove…
potesse vivere sempre questo andare
questo baciare con il cuore
alberi e autostrada vita
e figlia e moglie e tempo
tempo che s’invera marciando
– oh sì così s’invera –
s’invera correndo al fianco.

II

Contrafforti di Savoia
alti rocciosi protesi
verso l’Italia abeti
e acque dominio delle
care terre nuvole impero
degli orizzonti chiusi
da aspre rocce trascorsi
sulle croci a mezza costa
volano i camosci magre
lance su Chambéry
alzano le spade i guerrieri
dei picchi acuti in cui
sprofondo oggi come ieri
oggi anni del secolo nuovo
primi primi anni primi
sguardi a voi piccoli
mausolei sentieri come scoiattoli
di montagna.

III

Verde verde infinito di Borgogna
bianche chiese muovono ai tuoi
vini ricchi di nostalgia mentre
infinite costellazioni come
bianchi coriandoli sedute
stanno le tue bianche mucche
giganti buoni bianchi fiumi che
vanno verso nord fiumi
che vanno ad ovest fiumi
ancora che vanno a sud
rosa rosa rosa dei venti
nel sole villaggi come
isole poche case dentro
il verde litorale che circonda
te cuore contadino dell’Europa.

IV

Ponte di Blois rocce e
barche affioranti sabbia
della Loira corrono case
attente lunghe nelle linee
verso i boschi in fuga
grandi e lasciati sui merli
dei castelli cresciuti nel tempo
severe acque a tratti scese
dentro al sole semplice nel grande
abbraccio mentre giunge alle acque come
piena corsa delle radure intorno
delle strade nella pianura che all’orizzonte
appare come infinita finita vita
della noia e dell’ignavia qui ora
ora che io figlio dell’Europa
ti riconosco e chino il capo alla
tua grazia e di te sento
pulsare il cuore o Loira
o ampia verità delle cose
o ampia libertà del tempo.

V

Morbide colline tiepidi seni
di te Loira come una donna
giovane offerti con l’emergere
dei boschi che quasi abbracciano
piccole case aria di famiglia
in questa vera umidità gotico
latina terra di una più alta
sintesi io penso ai tuoi
cieli che possono essere
grigi anche in agosto a
queste nuvole che corrono
cambiano il tempo ruotano
i pensieri come l’acqua che
più verde rende il verde così
verde acqua santa acqua benedetta
musica che fruttifica te
terra “terra del tramonto”
terra dei nostri sensi terra
infinita del cuore.

Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Ha partecipato intensamente alla vita delle riviste letterarie a partire dai primi anni Ottanta, anche come  condirettore: ricordiamo “Schema”, ” Margo”, “La Mosca di Milano”. Ha pubblicato saggi e poesie su riviste tra le quali “In folio”, “La clessidra”, “L’Ozio letterario”, “Poesia”, “Atelier”, “Poiesis”, “Capoverso”, “Gradiva”. Ha pubblicato sette raccolte di versi: ultimamente, Nel secolo fragile, La Vita Felice, 2014, preceduta da La quiete del mistero, Amici del Libro d’Artista, 2012, Turista, LietoColle, 2008, Prigionieri del tempo, LietoColle, 2005, Vesti del pomeriggio, Campanotto, 1995, Le porte, Schema, 1987. Nel 1995 ha ideato, insieme al poeta Franco Manzoni, il “Manifesto in difesa della lingua italiana”, oggi parte del programma orale (Cours de production orale) per il conseguimento del dottorato del Dipartimento di Italianistica, Université Paris 8, Paris – Saint Denis, docente Laura Fournier. Ha rappresentato la poesia italiana contemporanea alla XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano (1996).
 



 
VERS LA FRANCE

I

Un été nouveau encore dansent
les arbres du Piémont en ligne
la liberté dans l’ouvert ancien
nous appelle venant à notre
rencontre en cette matinée et
lentement derrière les épaules
agrandissant le dessin du trajet
tout en rappelant l’ailleurs…
puisse vivre toujours ce voyage
cet embrassement du cœur
des arbres l’autoroute et la vie
la fille et l’épouse et le temps
temps qui vit en marchant
– oh oui il devient vivant –
vivant et courant à nos côtés.

II

Contreforts de Savoie
hauts rochers tendus
vers l’Italie sapins
et eaux domaine des
hautes terres et nuages
empire d’horizons clos
par d’âpres rocs
sur des croix à mi pente
volent les chamois
flèches fines vers Chambéry
ils dressent leurs épées les guerriers
de pics acérés vers lesquels
je sombre aujourd’hui comme hier
dans ces années d’un siècle neuf
premières années premiers
regards vers vous petits
mausolées sentiers comme
des écureuils égarés
dans la montagne.

III

Verte infiniment verte Bourgogne
tes églises blanches glissent
vers tes vins riches de nostalgie
d’infinies constellations comme
de blancs confetti tes vaches
sont immobiles et blanches Géants
beaux et blancs sont tes fleuves
qui vont vers le nord tes fleuves
qui vont vers l’ouest fleuves
qui vont aussi vers le sud
et la rose des vents rose rose
dans le soleil tes villages sont
des îles où peu de maisons
dans le vert rivage qui t’entoure
toi cœur paysan de l’Europe.

IV

Pont de Blois rochers et
barques affleurant au sable
de la Loire les maisons vont
courant longues et tranquilles
vers les forêts en fuite
vastes et vides les créneaux
des châteaux poussés avec le temps
eaux sévères d’un trait tombés
dans le simple soleil et le vaste
embrassement quand il arrive dans les eaux
en pleine course depuis les clairières alentour
depuis les routes dans la plaine à l’horizon
qui paraît infini finie la vie
de l’ennui et de l’errance ici là
maintenant fils de l’Europe je suis
te reconnais et je m’incline devant
ta grâce et j’entends battre
ton cœur ô rivière Loire
vaste vérité des choses
vaste liberté du temps.

V

Douces collines aux seins si tendres
tu es Loire comme une jeune
femme t’offrant avec la venue
des bois qui embrassent presque
les petites maisons un air de famille
dans cette vraie moiteur gothique
latine terre d’une synthèse plus
haute je pense moi à tes ciels
gris même au plein mois d’août
à ces nuages qui courent
changeant le temps roulant les
pensées telle l’eau plus verte
qui fait encore le vert si vert
eau bénie eau sacrée eau
musique qui féconde la terre
terre du couchant
terre des sentiments
terre sans fin du cœur.

Sylvie Durbec – Née en 1952 à Marseille. Quatre fils. Voyage. Ecrit. Publiée depuis une quinzaine d’années. Traductions en italien, anglais, allemand et bientôt arabe. Poésie, théâtre, romans. Ecrit pour dévorer la langue.maternelle. D’où la passion de traduire et aussi de pratiquer le collage et le dessin, d’utiliser l’encre.
Derniers livres publiés:
“Marseille aclats et quartiers”, Ed. Jacques Brémond, 2009, prix Jean Follain
“La Huppe de Virginia”, Ed. Brémond, 2011.
“Le paradis de l’oiseleur”, Al Manar, 2013
En italien:
“Scarpe vuote”, Edizioni Joker, janvier 2014
Prix Laurent Terzieff 2014 avec Nathalie Guen pour le court métrage “Smouroute va à la cuisine”. A paraître en octobre 2014 SANPATRI, aux éditions Jacques Brémond

 




Una poesia di Claudia Azzola tradotta in inglese da Lyndon Davies

LA PINETA

Come staccavo la corteccia
dai pini, col trascorrere del giorno
in buio boreale, come fosse crosta
terrestre; la sostanza: indicibile.
Lasciarsi con un bacio alla gola;
non fu tradimento, solo
un girare più molle del vento:
sostanza immutabile degli amori;
lo stato del serpente,
una frustata nel folto dell’erba
e intanto il fluido umore
scriveva nel corpo il suo poema.
Il bacino alto la diga un fiato
di blu nell’ombra di una pineta
che solo io ricordo, una polla segreta.
Portavo sul dorso ogni lascito
umano e divino, vicenda scritta
a più mani, papiri usurati,
sostanza dei papiri: la memoria
di un padre dal passo falcato
(falco predatore della ragione)
e poi di ogni uomo amato.

Poesia tratta da Il poema incessante, Supplemento a “Testuale” n. 40-41, gennaio 2007



 
THE PINEWOOD

As I was stripping the bark
from the pines,
day passing into boreal darkness:
rind of the world; the substance of it, unsayable.
Parting with just a kiss to the throat
like that, that wasn’t a betrayal, that was only
the wind turning about more gently:
immutable substance of the affections;
serpent, lash in the grass, and all the while fluidities
of temperament writing their poem in the flesh.
The high basin the dam a breath
of blue in the shadow of a pinewood
I alone remember, a secret spring.
I was carrying on my back all legacies
human and divine, fate written
by many hands, worn-out papyri,
substance of the papyri: the memory
of a father – that predatory falcon of reason –
his step a scythe passing over the ground,
and then of every man ever loved by me.