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I quaderni Traduzionetradizione – diretti da Claudia Azzola – sono dedicati alla traduzione di Autori europei. Ogni testo poetico presenta una o più versioni linguistiche con testo a fronte.
I quaderni sono reperibili presso librerie,  biblioteche, istituti universitari e sono presentati a festival ed eventi letterari in Italia e in Europa.

SOMMARIO
– Dylan Thomas tradotto da Carlo Gazzelli
– Evelina Schatz tradotta in russo
– Luigi Cannillo tradotto in tedesco e sloveno
– Gabriella Valera Gruber tradotta in francese e spagnolo
– Adam Vaccaro tradotto da Brenda Porster
– Lyndon Davies tradotto da Claudia Azzola
Pier Paolo Pasolini tradotto da John Goodby
– Filippo Ravizza tradotto da Sylvie Durbec
– Claudia Azzola tradotta da Lyndon Davies
Mariano Bargellini tradotto da Sylvie Durbec
Presentazione di Parlare a Gwinda, interventi di Giulia Contri e Tiziano Rossi


IL NUOVO NUMERO


In questo numero scritti, traduzioni, interventi di
In this issue writings, tranlations by
Graham Hartill
Silvia Pio
Lyndon Davies
John Goodby
Claudia Azzola
Gwyneth Lewis
Dylan Thomas
Carlo Gazzelli
Ines Cavalcanti
Aurélie Lassaque
James Thomas
Emily Dickinson
Peyre Anghilante
Beatritz de Dia – Comtesse de Die (XII secolo)

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In questo numero scritti, traduzioni, interventi di
In this issue writings, translations by

Boris Pasternak
Carlo Testa
Alessandro Carrera
Ron D.K. Banerjee
Evelina Schatz
Enrico Matteo Achronidis
Nelly Capra
Luigi Cannillo
Jolka Milič
Patrick Williamson
Guido Cupani
W.H. Auden
Claudia Azzola
Poeti greci dall’Antologia Palatina
Vincenzo Guarracino

In copertina: “Pietà”, 2010, bozzetto, grès, operra di Maria Cristina Carlini

 




On

On



EDITORIALE

Chi ha inclinazione e un penchant per la poesia e la narrativa apprezzerà i testi e il lavoro di traduzione su di essi che si radicano nel verbum interiore, e proverà il piacere della parola scritta e alata nelle pagine ricche e fiorenti dell’edizione numero 12.
Nel nominarsi poeta, quando anche un poeta di genio deve grado a grado costruirsi la propria tecnica e ottenere maestria sulle parole, attenendosi al dettato dell’esperienza, del sentire filosofico, all’immaginazione, la “verità dell’immaginazione”, nelle parole di John Keats, l’autore sarà il facitore di parole, il “miglior fabbro”, colui che martella il verso, e il traduttore ne sarà consapevole nel suo arduo lavoro. Se Pan non è certo più un riferimento, tracce del mito resistono nel poeta e in chi traduce, nel “caos sotto controllo”, per citare Omar Calabrese, a proposito della scrittura in generale.
Le poesie di Evelina Schatz, nella doppia versione italiana e russa, hanno il verso a volte sontuoso, che richiama esperienze poetiche del primo Novecento, ad esempio, i versi sensuali tenuti sotto controllo di Apollinaire, carme figurato, che Schatz riprende dominando il caos con maestria.
Dal russo, Carlo Testa traduce poesie di Boris Pasternak in appendice allo Živago e, da rigoroso traduttore, rende in italiano in “versi e rima”, perché in “versi e rima” furono scritti: un dono che riporta alla “semplicità inaudita” espressa dello scrittore russo, nel senso che ciò che il poeta ha da dire, inevitabilmente, alla fine sarò scritto e detto per sempre.
Le poesie si affidano a sensibilità e immaginazione forte. I versi di Alessandro Carrera dove spuntano i dubbi della passione amorosa, in un punto oscuro tra desiderio e realtà, dove stravolgono ironia e anche azione sulle figure retoriche e grammaticali, rendendo transitivi verbi intransitivi in un reale che è solo illusorio. Si deve a Ron D. K. Banerjiee, poeta e critico, la traduzione in inglese nella purezza del dettato poetico.
Il gruppo di poesie di Luigi Cannillo è raccolto in un’origine, quasi un codice, “l’ordine della madre”, dove ogni oggetto rimanda a un’appartenenza, della genitrice, ma anche ad altre ombre, quella del padre? senza che l’energia dell’individuo ne venga risucchiata. Succhiano e ronzano le api del giardino, tra alberi e piante dalla simbologia femminile. Il poeta traduce le proprie poesie in tedesco, e si deve la versione slovena a Jolka Milič.
Tutte costruite sulle parole, ovviando allo stacco tra forma e contenuto, le poesie di Patrick Williamson, da Poèmes que nous sommes/Ourselves as poems, tradotte in inglese da Guido Cupani, totale immersione nel naturale, per citare di nuovo Keats: “Se una rondine si posa sulla mia finestra, prendo parte alla sua vita e becco i semi!” Essere poeta dalla testa ai piedi!
Enrico Matteo Achronidis, pseudonimo di Carlo Gazzelli, poeta e traduttore versatile da diverse lingue, è presente con una poesia lunga dal titolo “La morte della mia lingua”, che esprime il declino della lingua italiana, patrimonio impoverito, svuotato di energia per esprimere neologismi, che ricerca invece in un inglese inventato. La versione inglese è di Nelly Capra.
Epoca post-letteraria, quindi, quella in cui conduciamo le nostre gesta. Per la traduzione da poeti di ogni tempo, per il ’900, una poesia di W. H. Auden, “Domesday song”, dai Selected poems, Faber Edition, 1968, tradotta da Claudia Azzola; e la versione dal greco dall’Antologia Palatina, dovuta a Vincenzo Guarracino che chiude il cerchio del quaderno 12 e rammenta l’ininterrotto discorso poetico, la forma fluens della poesia nei secoli.

 


EDITORIAL

Anyone with a strong liking and a flair for poetry and narrative will appreciate poetry and the translation rooted in the shadowy inner verbum when reading the written word budding and blossoming in issue n. 12.
Establishing oneself as a poet, when even the author of genius has to gradually accomplish his/her craft, attain technical mastery, and stick to philosophical sentiment, experience and imagination, the “truth of imagination”, to quote John Keats, the author will be a total wordsmith, “il miglior fabbro”. Pan is no longer sought but a shadow of the myth lingers about with the poets’ lines and the translators’ work.
The poems of Evelina Schatz have the gift of lavish versification, both in the Italian and Russian version, at times tracing back to early XIXth century experiences, to Apollinaire’s overmastered and yet richly sensuous lines, for instance, in the shape of figurative carmen, thus “holding chaos under control”, to quote Omar Calabrese. A’ propos of Russian, Carlo Testa renders Boris Pasternak’s poems, published as an appendix to his Živago, into Italian, that the unflinching translator renders “in verse and rhyme”, for in verse and rhyme they were written. A boon since it conveys Pasternak’s “unprecedented simplicity”, in the sense that what the poet had to say, inevitably, will be finally said for all time.
This isn’t but an attempt to give an idea in a few words of the poems presented, but we may speak about a poetic tint of acute sensibility and burning imagination more than the tendency to write under the yoke of continuous vigilance. Alessandro Carrera’s bunch of poems deal with the quandaries of love and passion, the stance between desire and reality, the meaning upturned thanks to irony and grammatical and rhetoric figures such as the use of the intransitive verbs as transitive, attaining reality which isn’t but illusory. Ron D. K. Banerjee, a poet and critic himself, has been in charge of rendering Carrera’s poems into English.
The points of the compass in the poetics by Luigi Cannillo, as far as the cluster of poems available here is concerned, in the author’s Italian & German version and in Slovenian translation by Jolka Milič, dwell within “l’ordine della madre”, our origin, where the home items cast the shadow of the mother and maybe of other fluctuating forms (father’s?), where the individual’s energy will not be sapped. The bees in the garden do sap and bumble among the trees and plants which bear feminine symbolism.
Hammered words one by one, in Patrick Williamson’s fractal poetry from the Poèmes que nous sommes/Our selves as poems, translated by Guido Cupani, outdo distinction between the poet and the written word, to again quote Keats: “If a sparrow comes before my window I take part in its existence and pick about the gravel”. To be a poet first and last!
There follows a poem of Enrico Matteo Achronidis, pen name of a well-known essayst and versatile translator from many a poetic utterance, “Death of my language”, expression of the decline of the Italian language, impoverished, incapable of the energy to create neologisms, pulling up pieces of mock English instead, in an age of post literature and lost beauty. English version is by Nelly Capra.
A XXth century poem, by W. H. Auden, “The Domesday song”, from Selected Poems, Faber Edition, 1968, in Italian version by Claudia Azzola, and translations from Greek, Tecnopegnia, a selection out of the Antologia Palatina, by Vincenzo Guarracino, wind up, at the close of this issue, the unbroken discourse, the forma fluens of poetry all along the centuries.


Tre poesie di Dylan Thomas tradotte da Carlo Gazzelli

da: Dylan Thomas, COLLECTED POEMS 1934-1953, Edited by Walford Davies  and Ralph Maud, Orion Books Ltd, London 2000.

TWENTY-FOUR YEARS

Twenty-four years remind the tears of my eyes.
(Bury the dead for fear that they walk to the grave in labour).
In the groin of the natural doorway I crouched like a tailor
Sewing a shroud for a journey
By the light of the meat-eating sun.
Dressed to die, the sensual strut begun,
With my red veins full of money,
In the final direction of the elementary town
I advance for as long as forever is.

 

 

ON A WEDDING ANNIVERSARY

The sky is torn across
This ragged anniversary of two
Who moved for three years in tune
Down the long walks of their vows.

Now their love lies a loss
And Love and his patients roar on a chain;
From every true or crater
Carrying cloud, Death strikes their house.

Too late in the wrong rain
They come together whom their love parted:
The windows pour into their heart
And the doors burn in their brain.

 

OVER SIR JOHN’S HILL

Over Sir John’s hill,
The hawk on fire hangs still;
In a hoisted cloud, at drop of dusk, he pulls to his claws
And gallows, up the rays of his eyes the small birds of the bay
And the shrill child’s play
Wars
Of the sparrows and such who swansing, dusk, in wrangling edges.
And blithely they squawk
To fiery tyburn over the wrestle of elms until
The flash the noosed hawk
Crashes, and slowly the fishing holy stalking heron
In the river Towy below bows his tilted headstone.

Flash, and the plumes crack,
And a black cap of jack-
Daws Sir John’s just hill dons, and again the gulled birds hare
To the hawk on fire, the halter height, over Towys fins,
In a wack of wind.
There
Where the elegiac fisherbird stabs and paddles
In the pebbly dab-filled
Shallow and sedge, and “dilly dilly”, calls the loft hawk
“Come and be killed”,
I open the leaves of the water at a passage
Of psalms and shadows among the pincered sandcrabs prancing.

And read, in a shell,
Death clear as a buoy’s bell:
All praise of the hawk on fire in hawk-eyed dusk be sung,
When his viperish fuse hangs looped with flames under the brand
Wing, and blest shall
Young
Green chickens of the bay and bushes cluck, “dilly dilly,
Come let us die”.
We grieve as the blithe birds, never again, leave shingle and elm,
The heron and I,
I young Aesop fabling to the near night by the dingle
Of eels, saint heron hymning in the shell-hung distant

Crystal harbour vale
Where the see cobbles sail,
And wharves of water where the walls dance and the white cranes stilt.
It is the heron and I, under judging Sir John’s elmed
Hill, tell-tale the knelled
Guilt
Of the led-astray birds whom God, for their breast of whistles,
Have mercy on,
God in his whirlwind silence save, who marks the sparrows hail,

For their souls’ song.
Now the heron grieves in the weeded verge. Through windows
Of dusk and water I see the tilting whispering
Heron, mirrored, go,
As the snapt feathers snow,
Fishing in the tear if the Towy. Only a hoot owl
Hollows, a grassblade blown in cupped hands in the looted elms
And no green cocks or hens
Shout
Now on Sir John’s hill. The heron, ankling the scaly
Lowlands of the waves,
Makes all the music; and I who hear the tune of the slow,
Wear-willow river, grave,
Before the lunge of the night, the notes of this time-shaken
Stone for the sake of the souls of the slain birds sailing.

 

 

 

VENTIQUATTRO ANNI

Ventiquattro anni ricordano le lacrime dei miei occhi.
(Sotterra i morti se non vuoi che vadano
verso la tomba con le doglie).
Nel vano della porta naturale mi accovacciai come un sarto
a cucirmi il sudario per il viaggio
alla luce di un sole carnivoro.
Vestito per la morte, la marcia dei sensi iniziata,
le rosse mie vene colme di denaro,
verso la meta finale della città elementare
io avanzo per tutta la durata del sempre.

 

PER UN ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO

Il cielo è lacerato
intorno a questo frusto anniversario
di due che per tre anni in armonia
hanno disceso i lunghi viali delle promesse.

Il loro affetto tace ora una perdita
e Amore e i suoi pazienti urlano alla catena;
da ogni vera nuvola o portatrice d’anfore
saetta la Morte sulla casa.

E troppo tardi in una ingiusta pioggia
si riuniscono quelli che l’amore ha diviso:
scrosciano le finestre nei loro cuori,
le porte bruciano nei loro cervelli.

 

SULLA COLLINA DI SIR JOHN

Sulla collina di Sir John, immobile,
il falco in fuoco pende:
dalla nuvola issata, nel crepuscolo,
attira fra i suoi artigli
e la sua forca, su
per i raggi degli occhi,
tutti i piccoli uccelli della baia
e le giocose garrule puerili
risse di quelli (passeri
o altri) che in siepi litigiose
cantano il loro ultimo canto. E stridono
allegramente volti all’infuocato
patibolo sugli olmi
in lotta, fino a che
il falco intrappolato saetta un lampo
e lentamente il pescatore sacro,
il cauto airone, immerge
nel fiume Towy l’inclinata pietra
tombale della testa.

Lampo, e schioccano
le piume e la collina di Sir John
si pone in capo un nero tòcco
di cornacchie e di nuovo
gli uccelli illusi impazzano
per il falco di fuoco, per l’altura
del patibolo, alti nella spinta
del vento sulle pinne
del Towy. E là, nel bassofondo, fra
i giunchi, sopra i ciottoli pescosi
dove ora sguazza e infilza
l’elegiaco uccello pescatore,
ed il falco superbo
chiama: “Venite qui, venite a farvi
ammazzare”, ecco io apro
le pagine dell’acqua
su di un passo di salmi
e di ombre tra i granchi dalle grandi
chele incedenti, e leggo, in una valva,
la morte chiara come la campana
d’allarme di una boa:
sia lode al falco in fuoco nel crepuscolo
che ha occhio di falco, se la sua
spoletta circondata
dalle fiamme malignamente pende
sotto l’ala fiammante,
e siano benedetti i verdi, giovani
pulcini della baia e dei cespugli
che odo pigolare: “Andiamo, andiamo
a morire”. Soffriamo,
mentre gli allegri uccelli
lasciano per sempre il greto e l’olmo,
io e l’airone, io
giovane Esopo che racconta favole
alla notte vicina ormai alla cava
delle anguille, e l’airone
santo che leva inni
nella lontana, ricca di conchiglie
e cristallina baia
del porto, dove i ciottoli
del mare fanno vela,
e sui pontili d’acqua dove danzano
i muri e in equilibrio
stanno le bianche gru.
L’airone e io, sotto la giudicante
collina di Sir John coperta d’olmi,
raccontiamo la colpa luttuosa
degli uccelli fuorviati,
che Dio ne abbia pietà per tutto il loro
coro di strida, Dio li salvi nel
vortice silenzioso, Lui che nota
il saluto dei passeri,
per la canzone delle loro anime.

Ora l’airone geme sulla riva
spogliata. Da finestre
di ombra e d’acqua vedo
l’airone che sussurra, oscilla e va
specchiato fra le penne nevicanti
e pesca fra le lacrime
del Towy. Solo il gufo
ferisce ancora stridulo, ed è un filo
d’erba soffiato fra le mani a coppa
sugli olmi saccheggiati,
ma nessun gallo verde né gallina
grida sulla collina di Sir John.
La sola voce è quella dell’airone
che guada la squamosa
pianura delle onde; e io, che odo
la lenta melodia
del fiume e il suo pianto
fra i salici, su questa pietra scossa
dal tempo, prima della
stoccata della notte,
incido le sue note per la pace
delle anime migranti degli uccelli
massacrati.

La poesia Twenty-four years fa parte della raccolta “The map of love” pubblicata da Thomas nel 1939,  On a Wedding Anniversary della raccolta “Deaths and Entrances” pubblicata nel 1946 e Over Sir John’s hill della raccolta “In Country Sleep” pubblicata in USA nel 1952.


Una poesia di Evelina Schatz tradotta in russo dall’autrice

DIOGENE DEL SECOLO NUOVO

…altrimenti ti trasformerai, santo cielo, in una lumaca
e trascinerai addosso i tuoi computer in cui dormirci dentro la notte, sulla tastiera,
e ti coprirai con un coperchio come Diogene del nuovo secolo
in tutto moderno con il computer a mo’ di botte
(secondo alcune fonti non era una botte bensì un’urna cineraria second hand),
donna invece di uomo e filosofo invece di uomo. Eh no! suona fin troppo moderno.

da una lettera di Vera Kalmykova

vorrei diventare Bartleby
vivere senza piatto specchio o letto
vorrei lasciare l’impronta incerta
– sul vecchio soffà-chi-sa-dove –
d’una forma minuta reclina
rosicchiando la noce di zenzero
sognando dietro il paravento
tutti e quattro mari cinesi
sommate in geometrie assorte
sulle shakespeariane scacchiere
della montenegrina laguna che muta
miriade di dagherrotipi scatole cinesi
uccelli meccanici altri androidi
caleidoscopi giochi di luci e carillon
sono loro la mia dimora, un anticipo di Pantheon
la solitudine ora è assai popolata e densa
non sono Diogene e non sto meditando
sulle rare rovine di Cartagine arsa al sole
sullo splendore del genio caduto tra picchi dei NO
sono solamente una calda lumaca che viaggia
con la propria casa-corazza-conchiglia
oh! che viaggio delle mirabilia, tra chiari e scuri
e giochi di biglie e pesche d’oro di Samarcanda
che la morte non teme e splende di blu

Milano 2003

l
ДИОГЕН НОВОГО ВЕКА

А то превратишься, ей-Богу, по-настоящему в
улитку – будешь носить на себе свой компьютер и на ночь ложиться в
него спать, на клавиатуру, а накрываться крышечкой. Диоген Нового
века, вполне современно: и компьютер вместо бочки (по некоторым
источникам, там была не бочка, а погребальная урна б/у), и женщина вместо мужчины, и поэт вместо философа. Нет уж, слишком современно…

       из письма Вера Калмыковой

мне хотелось бы Бартлеби стать:
ни фарфора, ни ложа, ни зеркала
на старом диване лёжа
грызть  шафрана орехи
неназойливый след оставлять
разглядывая в снах за ширмой
три китайских загадочных моря
геометрий  горящую сумму
на шахматных сценах Шекспира
Монтенегро лагуны блуждающей
мириады дагеротипий
китайских шкатулок море
механических птиц и андроидов
калейдоскопов узоры цвета, игры зеркала
снопы света, карийона звуки и звоны
мой шатёр в канун Пантеона

одиночество нынче безысходно как вражьи ряды
я давно потерялась в раздумьях
на развалинах Карфагена, опалённых солнцем беды
не Диоген, не киник и не аскет
гений падший на лес ощетиненных нет
вместо бочки – ковёр самолёт
игра в бисер, и снова в полёт

я всего лишь улитка-странница укутанная
спирально в раковину, кольчуга моя и убежище
о! странствия, чудеса светотени
Самарканды о смерти идеи
бирюзы и индиго поливы
в час бессмертия = из огня да в полымя синее

вариации с итальянского

Милан, 2003



Una poesia di Luigi Cannillo tradotta in tedesco e sloveno

da Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, Milano, 2014

Chi scuote questa galleria del vento
dove oscillano fiori e fondamenta
e palpitanti ci animiamo?
Come pianure disperse nella nebbia
misuriamo la potenza del vuoto
respirando l’aria dell’attrito
I cristalli del corpo si accendono
nell’alito imprevisto che ci sfiora
Sono lampi e scatti nel corridoio buio,
e sulla pelle vetro si alterna
a velluto, nel vortice che scorre
sul tappeto o si impenna
un capitano naviga il destino

 

Luigi Cannillo è nato e vive a Milano. Lavora come insegnante di lingua e letteratura tedesca. Tra le sue raccolte di poesia: Sesto senso, Campanotto, Udine 1999; Cielo Privato, Ed. Joker, 2005, e Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, 2014; L’ordine della madre, Amici del Libro d’Artista, Seregno, 2008. Singole poesie sono state pubblicate su riviste, fra cui “Millepiani”, “Manocomete”, “Il segnale”, “La mosca di Milano”, “Il Monte Analogo” e “Smerilliana”. È presente, antologizzato come poeta o con interventi critici, in antologie e raccolte di saggi. Ha collaborato alla redazione dell’Annuario Crocetti 2000 e di Sotto la Superficie – Letture di poeti italiani contemporanei, Bocca Ed., Milano, 2004 e ha curato con Gabriela Fantato La biblioteca delle voci – Interviste a 25 poeti italiani, Joker Ed, Novi Ligure, 2006, e le antologie di poesia e prosa giovanile della Rassegna “M. Incerti: ”Battiti d’alfabeto, Ed. dell’Ambrosino, Milano, 1999, e Il Cerchio e la Conchiglia, Le Voci della Luna, Sasso Marconi (Bo), 2008. Ha curato inoltre l’Antologia Il corpo segreto – Corpo ed Eros nella poesia maschile, LietoColle, Faloppio (Co), 2008. E’ consulente editoriale e’ codirettore della rivista “La Mosca di Milano” ed è collaboratore fisso della rivista “Gradiva”, New York. Socio dell’Associazione culturale Milanocosa. Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue.

 

Versione in tedesco dell’autore

Wer schüttelt diesen Windkanal
wo Blumen und Grundmauern schwingen
und wir uns bein Pochen beleben?
Wie im Nebel aufgelöste Ebenen
messen wir die Macht der Leere
und atmen die Reibungsluft dabei
Die Scheiben des Körpers entzünden sich
beim unerwarteten Hauch, der uns streichelt
Es sind Blitze und Schwünge auf dem dunklen Weg
und auf der Haut Glas und Samt wechseln
einander ab, im auf dem Teppich
laufenden oder hochziehenden Wirbelwind
befährt ein Kapitän sein Schicksal

Versione in sloveno di Jolka Milič

Kdo trese to galerijo vetra
kjer valovijo rozhe in temelji
da vsi drhtechi ozhivimo?
Z razprshenimi planjavami v megli
merimo silo praznine
in vdihavamo zrak skrushenosti
Telesni kristali se zmagoslavno
prizhigajo, izgubljena zhivalska gmota
v nenadni sapici ki se nas dotakne
Gre za bliske in trzaje v temnem hodniku,
in na kozhi se steklo izmenichno menjava
z zhametom, v vrtincu ki odteka
na preprogo ali se navpichno povzpenja
neki kapitan pa pluje po usodi

Jolka Milič è nata nel 1926 a Sežana, in Slovenia, dove vive e lavora. È letterata e traduttrice slovena. Traduce prevalentemente poesia dall’italiano in sloveno e viceversa. Ha all’attivo più di una settantina di libri di traduzioni che inoltre ha curato ed è presente in molte riviste slovene con articoli letterari e presentazioni di poeti stranieri, tra i quali primeggiano gli italiani. Ha presentato numerosi poeti sloveni anche in riviste italiane e tradotto molti racconti per l’infanzia.. Ha ottenuto parecchi premi, anche prestigiosi, per la sua opera di traduttrice.




On

On



Una poesia di Adam Vaccaro tradotta in inglese da Brenda Porster

VERDE CHE NON S’ARRENDE

in gesti d’assalto al cielo alberi alati
di ulivi e limoni e fichi e mandorli
incontenibili sfidano lo spazio sopra
erbacce della gioia e ramaglie dell’invidia
intrappolate in gabbie di reti e pali
orlate lassù da corone di viti succhianti
il sole più feroce e dolce, stordite
in un vento salato e secco, incapace com’è
di portare sull’ali una sola lacrima di mare

Qui, tra gli orti di Sorrento è il Caos più totale:
tra patetici paletti di noccioli e reti cordiali e scure
esplodono infiniti i succhi dell’immenso flusso.
Qui s’affannano gli uomini a inventare sipari e
ombre e poi s’acquietano esausti a contemplare
sterpi tra forre e improvvisi sprofondi
quasi arresi all’invisibile, invincibile fonte:

un incontenibile miscuglio di
dolcezza e di violenza, da questo Cono
che ha smesso di fumare e fino al mare
si distende insensata un’immane resa
di scatole chiamate case, informi
insiemi di cose che vagano affollate tra
brandelli di vita verde che non si arrende

Adam Vaccaro, poeta e critico, ha pubblicato le raccolte di poesia La casa sospesa, Joker editore, 2003; La piuma e l’artiglio, Editoria & Spettacolo, 2006: tra le pubblicazioni d’arte: Labirinti e capricci della passione, Milanocosa, 2005, con propri testi e acrilici di Romolo Calciati. Una sua poesia è apparsa sul numero 6 (2010) di Traduzionetradizione. Ha fondato l’Associazione Milanocosa,  www.milanocosa.it


l
GREEN LIFE THAT DOES NOT SURRENDER

with gestures that assault the sky winged trees,
irrepressible olives and lemons and figs
and almonds, challenge the space above
weeds of joy and prunings of envy
that are trapped in wooden cages and nets,
trimmed on top with crowns of vines sucking
the ferocious and tender sun, dazed
in a dry salty wind unable
to bear on its wings a single sea-tear

Here, in the midst of Sorento’s kitchen gardens is total Chaos:
between hazels for pathetic markers and cordial dark nets
explode infinite juices of the immense flux.
Here men busy themselves with inventing stages curtains and
shades and then, exhausted, settle down to contemplate
brushwood between ravines and sudden sinkholes
almost surrendering to the invisible, invincible source:

an uncontainable mixture of
tenderness and violence, from this Cone
that has stopped smoking while as far as the sea
an appalling mass of boxes called houses
sprawls, senseless, a shapeless collection
of things drifting crowded in among
shreds of green life that does not surrender



Due poesie di Lyndon Davies dalla raccolta Hyphasis
Parthian, 2007
www.parthianbooks.co.uk

WATCH

T.S. Eliot

The eye of the flame grows weak,
more distant ever,
as Truth closes in.

All over the campsite, logs
like shimmering honeycombs
collapse into cinders;

night moulds its tableaux:
sanctums, chambers of mourning.

History is a face
the coyote tears at,
somewhere out there in the cold.

It is time to prepare our beds.

 

ARC

John Donne

Never mind the nuisance
of alleged departures –
the compass swings, splits
to define an amplitude.
Man is a compass.

Man is a string
stretched tight, from the choiry
dome to the abattoir.
But who plucks the note?
(Be true to me, love,
until our flesh drops
like a clutch of underthings.)

We can only kiss
because we have braved
those ravages of the pulpit
raised on our differences.

 

Lyndon Davies, nato a Cardiff, ha studiato all’università di Aberystwyth nel Galles, e ha vissuto in Inghilterra e Francia. Vive oggi nel Galles, a Powys, con la moglie pittrice, e combina scrittura e critica freelance con la creazione di eventi culturali di vasta portata. Ha pubblicato diverse poesie, versate in italiano, in numeri precedenti di Traduzionetradizione.


 

.
VEGLIA

T. S. Eliot

L’occhio della fiamma s’affioca,
distante quanto mai,
quando la Verità si rinchiude.

Per tutto l’accampamento, simili
a scintillanti nidi d’ape, ceppi
sprofondano in braci;

la notte modula i suoi tableaux:
eremitaggi, camere di lamentazione.

La storia è una faccia
che un coyote lacera, da qualche
parte, fuori, nel freddo.

È tempo che ci prepariamo il letto.

Traduzione di Claudia Azzola

ARC

John Donne

Non importa il fastidio
di un’asserita partenza  –
l’oscillante compasso separa,
definisce ampiezze.

L’uomo è un compasso.

L’uomo è una corda che si tende
dalla cupola corale al macello.
Ma chi pizzica la nota?
(Sii con me sincera, amore,
fino a che la carne si sfa
come un mucchio di cose inerti).

Non ci resta dunque che baciarci
avendo sfidato le ire del pulpito
costruite sulle nostre differenze.

 

Traduzione di Claudia Azzola




Image ANTEPRIMA

Il trionfo degl’insetti

L’estratto di Giocare a mangiarsi di Mariano Bargellini, con relativa parziale traduzione in inglese di Claudia Azzola, pubblicato sul numero 9 di Traduzionetradizione.




Una poesia di Filippo Ravizza tradotta in francese da Sylvie Durbec

VERSO LA FRANCIA

I

Danzano una nuova estate
i filari del Piemonte in verde
libertà nell’apertura antica
che chiama noi ci torna
incontro sotto questa mattinata
piano crescendo dietro alle mie
spalle il disegno della corsa
tutto ricordando nell’altrove…
potesse vivere sempre questo andare
questo baciare con il cuore
alberi e autostrada vita
e figlia e moglie e tempo
tempo che s’invera marciando
– oh sì così s’invera –
s’invera correndo al fianco.

II

Contrafforti di Savoia
alti rocciosi protesi
verso l’Italia abeti
e acque dominio delle
care terre nuvole impero
degli orizzonti chiusi
da aspre rocce trascorsi
sulle croci a mezza costa
volano i camosci magre
lance su Chambéry
alzano le spade i guerrieri
dei picchi acuti in cui
sprofondo oggi come ieri
oggi anni del secolo nuovo
primi primi anni primi
sguardi a voi piccoli
mausolei sentieri come scoiattoli
di montagna.

III

Verde verde infinito di Borgogna
bianche chiese muovono ai tuoi
vini ricchi di nostalgia mentre
infinite costellazioni come
bianchi coriandoli sedute
stanno le tue bianche mucche
giganti buoni bianchi fiumi che
vanno verso nord fiumi
che vanno ad ovest fiumi
ancora che vanno a sud
rosa rosa rosa dei venti
nel sole villaggi come
isole poche case dentro
il verde litorale che circonda
te cuore contadino dell’Europa.

IV

Ponte di Blois rocce e
barche affioranti sabbia
della Loira corrono case
attente lunghe nelle linee
verso i boschi in fuga
grandi e lasciati sui merli
dei castelli cresciuti nel tempo
severe acque a tratti scese
dentro al sole semplice nel grande
abbraccio mentre giunge alle acque come
piena corsa delle radure intorno
delle strade nella pianura che all’orizzonte
appare come infinita finita vita
della noia e dell’ignavia qui ora
ora che io figlio dell’Europa
ti riconosco e chino il capo alla
tua grazia e di te sento
pulsare il cuore o Loira
o ampia verità delle cose
o ampia libertà del tempo.

V

Morbide colline tiepidi seni
di te Loira come una donna
giovane offerti con l’emergere
dei boschi che quasi abbracciano
piccole case aria di famiglia
in questa vera umidità gotico
latina terra di una più alta
sintesi io penso ai tuoi
cieli che possono essere
grigi anche in agosto a
queste nuvole che corrono
cambiano il tempo ruotano
i pensieri come l’acqua che
più verde rende il verde così
verde acqua santa acqua benedetta
musica che fruttifica te
terra “terra del tramonto”
terra dei nostri sensi terra
infinita del cuore.

Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Ha partecipato intensamente alla vita delle riviste letterarie a partire dai primi anni Ottanta, anche come  condirettore: ricordiamo “Schema”, ” Margo”, “La Mosca di Milano”. Ha pubblicato saggi e poesie su riviste tra le quali “In folio”, “La clessidra”, “L’Ozio letterario”, “Poesia”, “Atelier”, “Poiesis”, “Capoverso”, “Gradiva”. Ha pubblicato sette raccolte di versi: ultimamente, Nel secolo fragile, La Vita Felice, 2014, preceduta da La quiete del mistero, Amici del Libro d’Artista, 2012, Turista, LietoColle, 2008, Prigionieri del tempo, LietoColle, 2005, Vesti del pomeriggio, Campanotto, 1995, Le porte, Schema, 1987. Nel 1995 ha ideato, insieme al poeta Franco Manzoni, il “Manifesto in difesa della lingua italiana”, oggi parte del programma orale (Cours de production orale) per il conseguimento del dottorato del Dipartimento di Italianistica, Université Paris 8, Paris – Saint Denis, docente Laura Fournier. Ha rappresentato la poesia italiana contemporanea alla XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano (1996).



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VERS LA FRANCE

I

Un été nouveau encore dansent
les arbres du Piémont en ligne
la liberté dans l’ouvert ancien
nous appelle venant à notre
rencontre en cette matinée et
lentement derrière les épaules
agrandissant le dessin du trajet
tout en rappelant l’ailleurs…
puisse vivre toujours ce voyage
cet embrassement du cœur
des arbres l’autoroute et la vie
la fille et l’épouse et le temps
temps qui vit en marchant
– oh oui il devient vivant –
vivant et courant à nos côtés.

II

Contreforts de Savoie
hauts rochers tendus
vers l’Italie sapins
et eaux domaine des
hautes terres et nuages
empire d’horizons clos
par d’âpres rocs
sur des croix à mi pente
volent les chamois
flèches fines vers Chambéry
ils dressent leurs épées les guerriers
de pics acérés vers lesquels
je sombre aujourd’hui comme hier
dans ces années d’un siècle neuf
premières années premiers
regards vers vous petits
mausolées sentiers comme
des écureuils égarés
dans la montagne.

III

Verte infiniment verte Bourgogne
tes églises blanches glissent
vers tes vins riches de nostalgie
d’infinies constellations comme
de blancs confetti tes vaches
sont immobiles et blanches Géants
beaux et blancs sont tes fleuves
qui vont vers le nord tes fleuves
qui vont vers l’ouest fleuves
qui vont aussi vers le sud
et la rose des vents rose rose
dans le soleil tes villages sont
des îles où peu de maisons
dans le vert rivage qui t’entoure
toi cœur paysan de l’Europe.

IV

Pont de Blois rochers et
barques affleurant au sable
de la Loire les maisons vont
courant longues et tranquilles
vers les forêts en fuite
vastes et vides les créneaux
des châteaux poussés avec le temps
eaux sévères d’un trait tombés
dans le simple soleil et le vaste
embrassement quand il arrive dans les eaux
en pleine course depuis les clairières alentour
depuis les routes dans la plaine à l’horizon
qui paraît infini finie la vie
de l’ennui et de l’errance ici là
maintenant fils de l’Europe je suis
te reconnais et je m’incline devant
ta grâce et j’entends battre
ton cœur ô rivière Loire
vaste vérité des choses
vaste liberté du temps.

V

Douces collines aux seins si tendres
tu es Loire comme une jeune
femme t’offrant avec la venue
des bois qui embrassent presque
les petites maisons un air de famille
dans cette vraie moiteur gothique
latine terre d’une synthèse plus
haute je pense moi à tes ciels
gris même au plein mois d’août
à ces nuages qui courent
changeant le temps roulant les
pensées telle l’eau plus verte
qui fait encore le vert si vert
eau bénie eau sacrée eau
musique qui féconde la terre
terre du couchant
terre des sentiments
terre sans fin du cœur.

Sylvie Durbec – Née en 1952 à Marseille. Quatre fils. Voyage. Ecrit. Publiée depuis une quinzaine d’années. Traductions en italien, anglais, allemand et bientôt arabe. Poésie, théâtre, romans. Ecrit pour dévorer la langue.maternelle. D’où la passion de traduire et aussi de pratiquer le collage et le dessin, d’utiliser l’encre.
Derniers livres publiés:
“Marseille aclats et quartiers”, Ed. Jacques Brémond, 2009, prix Jean Follain
“La Huppe de Virginia”, Ed. Brémond, 2011.
“Le paradis de l’oiseleur”, Al Manar, 2013
En italien:
“Scarpe vuote”, Edizioni Joker, janvier 2014
Prix Laurent Terzieff 2014 avec Nathalie Guen pour le court métrage “Smouroute va à la cuisine”. A paraître en octobre 2014 SANPATRI, aux éditions Jacques Brémond




Una poesia di Claudia Azzola tradotta in inglese da Lyndon Davies

LA PINETA

Come staccavo la corteccia
dai pini, col trascorrere del giorno
in buio boreale, come fosse crosta
terrestre; la sostanza: indicibile.
Lasciarsi con un bacio alla gola;
non fu tradimento, solo
un girare più molle del vento:
sostanza immutabile degli amori;
lo stato del serpente,
una frustata nel folto dell’erba
e intanto il fluido umore
scriveva nel corpo il suo poema.
Il bacino alto la diga un fiato
di blu nell’ombra di una pineta
che solo io ricordo, una polla segreta.
Portavo sul dorso ogni lascito
umano e divino, vicenda scritta
a più mani, papiri usurati,
sostanza dei papiri: la memoria
di un padre dal passo falcato
(falco predatore della ragione)
e poi di ogni uomo amato.

Poesia tratta da Il poema incessante, Supplemento a “Testuale” n. 40-41, gennaio 2007


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THE PINEWOOD

As I was stripping the bark
from the pines,
day passing into boreal darkness:
rind of the world; the substance of it, unsayable.
Parting with just a kiss to the throat
like that, that wasn’t a betrayal, that was only
the wind turning about more gently:
immutable substance of the affections;
serpent, lash in the grass, and all the while fluidities
of temperament writing their poem in the flesh.
The high basin the dam a breath
of blue in the shadow of a pinewood
I alone remember, a secret spring.
I was carrying on my back all legacies
human and divine, fate written
by many hands, worn-out papyri,
substance of the papyri: the memory
of a father – that predatory falcon of reason –
his step a scythe passing over the ground,
and then of every man ever loved by me.